Tipologia

Tavola rotonda



Modalità di accesso

Gratuito, su prenotazione


Descrizione

«Vergine Madre, figlia del tuo Figlio, umile e alta più che creatura, termine fisso d’eterno consiglio» Paradiso, XXXIII E queste due propietadi sono nella Musica: la quale è tutta relativa, sì come si vede nelle parole armonizzate e nelli canti, de’ quali tanto più dolce armonia resulta quanto più la relazione è bella: la quale in essa scienza massimamente è bella, perché massimamente in essa s’intende. Ancora: la Musica trae a sé li spiriti umani, che quasi sono principalmente vapori del cuore, sì che quasi cessano da ogni operazione: sì e l’anima intera, quando l’ode, e la virtù di tutti quasi corre allo spirito sensibile che riceve lo suono. (Convivio, Tratt. 2, 13) L’interesse di Dante per la musica e la sua competenza di cantore e suonatore sono documentati nella biografia redatta da Giovanni Boccaccio e nei commenti alla Commedia, di un secolo posteriori, di Francesco Filelfo. Nel Duecento la musica veniva appresa insieme alle altre discipline del Quadrivio, quindi verosimilmente Dante, che tra l’altro era un estimatore di Boezio, la più autorevole fonte di teoria musicale nel Medioevo, ne avrà studiato i principi nei vari stadi della sua formazione culturale, di cui, peraltro, non si sa molto. Ma quale musica può aver risuonato nella mente di Dante, a quali repertori poteva riferirsi quando ricrea suggestioni musicali nei versi della sua Commedia? È questo l’argomento che sarà trattato nell’ambito della Tavola rotonda da alcuni tra i maggiori esperti della materia.


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