1. Quali sono le tipologie di spesa che possono essere ricomprese nel Piano B?

Le spese che possono rientrare nel Piano B sono quelle relative agli eventuali ulteriori richieste riconducibili al piano A) e per le quali non siano stati sufficienti i 3 milioni di primo stanziamento nonché gli interventi riconducibili all’art. 25, comma 2, lett. c) e d) del D. Lgs. 1/2018 e, segnatamente:

  1. attivazione di prime misure economiche di immediato sostegno al tessuto economico e sociale nei confronti della popolazione e delle attività economiche e produttive direttamente interessate dall’evento, per fronteggiare le più urgenti necessità ( 25, comma 2, lett. c) D. Lgs. 1/2018);
  2. realizzazione di interventi, anche strutturali, per la riduzione del rischio residuo nelle aree colpite dagli eventi calamitosi, strettamente connesso all’evento e finalizzati prioritariamente alla tutela della pubblica e privata incolumità, in coerenza con gli strumenti di programmazione e pianificazione esistenti ( 25, comma 2, lett. d) D. Lgs. 1/2018).

2. Quali sono i criteri e i parametri entro i quali definire i fabbisogni relativi alle prime misure economiche di immediato sostegno al tessuto economico e sociale nei confronti della popolazione e delle attività economiche e produttive (art. 25, comma 2, lett. c) D. Lgs. 1/2018)?

L’art. 3, comma 3, dell’OCDPC individua i seguenti criteri e massimali relativi alle prime misure economiche di immediato sostegno al tessuto economico e sociale:

  1. per attivare le prime misure economiche di immediato sostegno al tessuto sociale nei confronti dei nuclei familiari la cui abitazione principale, abituale e continuativa risulti compromessa, a causa degli eventi in rassegna, nella sua integrità funzionale, nel limite massimo di euro 5.000,00;
  2. per l’immediata ripresa delle attività economiche e produttive sulla base di apposita relazione tecnica contenente la descrizione delle spese a tal fine necessarie, nel limite massimo di euro 20.000,00.

3. Come si possono censire i fabbisogni previsti dal Piano B?

Al fine di censire i fabbisogni in argomento, è stata predisposta la scheda individuale di cui agli allegati B1 e B2 che i privati interessati dovranno compilare e consegnare ai Comuni che, in tal modo, determineranno il fabbisogno complessivo.

In questa fase di ricognizione, non è necessaria una attività istruttoria o di verifica sulle dichiarazioni dei privati, trattandosi di adempimento finalizzato a stimare il fabbisogno complessivo di risorse.

4. Quali sono gli interventi che i privati possono denunciare con riferimento ai danni subiti dall’ abitazione principale, abituale e continuativa?

Il contributo a privati nel limite massimo di € 5.000,00 si intende finalizzato a consentire quelle piccole riparazioni che consentono di restituire all’abitazione principale il regime di funzionalità ante evento.

Non possono essere accolte richieste inerenti fabbricati realizzati in tutto o in parte in violazione delle vigenti  disposizioni urbanistiche ed edilizie, ovvero in difformità delle stesse.

Non possono, altresì, essere presentate richieste inerenti le aree esterne al fabbricato o sue pertinenze.

I suddetti interventi possono riguardare anche dotazioni ed impianti che siano risultati compromessi dagli eventi meteorologici oggetto del presente provvedimento e che siano funzionali a garantire l’ordinaria e necessaria fruibilità dell’abitazione (a titolo esemplificativo, ma non esaustivo, sono esclusi elettrodomestici quali televisori o impianti stereo, elementi di arredo non fondamentali, elementi decorativi interni ed esterni, ecc.).

5. Nesso di causalità.

Tra il danno alla base della richiesta dei privati e gli eventi meteorologici in argomento è fondamentale che sussista un nesso diretto di causalità con l’evento emergenziale verificatosi nei giorni 29 e 30 ottobre. Pertanto, saranno prese in considerazione solamente le spese  derivanti da danni subiti nell’immediatezza dell’emergenza, che siano, secondo i principi di adeguatezza, ragionevolezza e proporzionalità, riconducibili come conseguenza diretta agli eventi calamitosi di cui sopra.

6. I beneficiari del contributo come dovranno dimostrare l’effettiva esecuzione della spesa?

 In caso di ammissione al contributo, la struttura Commissariale fisserà le procedure attraverso le quali i beneficiari dovranno dimostrare l’effettiva esecuzione della spesa, ad esempio lo smaltimento dei materiali o attrezzature sostituiti, nonché i controlli finalizzati a verificare la veridicità delle dichiarazioni.

7. Nel caso vi siano delle polizze assicurative a copertura dei danni subiti, il contributo è riconosciuto?

 I contributi sono riconosciuti solo nella parte eventualmente non coperta da polizze assicurative e, nel caso di ulteriori eventuali misure che potranno essere riconosciute ai sensi dell’articolo 25, comma 2, lettera e), del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n.1, possono costituire anticipazioni sulle medesime, nonché su eventuali future provvidenze a qualunque titolo previste. In questo senso, sarà fondamentale che i richiedenti rappresentino, sui moduli B1 e B2 la totale entità del danno, a prescindere dai massimali sopra indicati.

8. I Comuni cosa devono trasmettere ai fini della predisposizione del Piano B?

 Ai fini della predisposizione del Piano B, i Comuni devono trasmettere esclusivamente un riepilogo delle istanze ricevute suddiviso per tipologia e conforme al prospetto B.3, rinvenibile nella sezione “Modulistica”.

9. Quali sono gli interventi per la riduzione del rischio residuo di cui all’art. 25, comma 2, lett. d) riconducibili nel Piano B?

 Gli interventi riconducibili nel Piano B di cui all’art. 25, comma 2, lett. d) sono quei lavori, ritenuti urgenti in quanto diretti alla riduzione del rischio residuo, rigorosamente derivante dall’evento calamitoso, che non rivestono il carattere della “somma urgenza” di cui all’articolo 25, comma 2, lettera b), del Codice, descritta in precedenza e riconducibile al Piano A, ma che si rendono comunque necessari ed urgenti per la tutela della pubblica e privata incolumità.

 10. Gli interventi per la riduzione del rischio residuo di cui all’art. 25, comma 2, lett. d) possono essere differiti rispetto all’evento calamitoso del 29 e 30 Ottobre 2018?

Gli interventi possono essere differiti e la necessità di differirne nel tempo l’esecuzione, sia pure da avviare in tempi ristretti, comunque entro la vigenza dello stato di emergenza, può dipendere anche dall’opportunità e dalla necessità di eseguire adeguate verifiche ed approfondimenti tecnici al fine di meglio identificare le opere più idonee, ovvero anche dalla necessità di garantire la copertura finanziaria delle lavorazioni proposte.

Tali interventi potranno costituire completamenti delle prime lavorazioni avviate in attuazione del Piano A, ovvero interventi ritenuti necessari per contrastare determinate situazioni di criticità e ricondurre le condizioni di vita delle popolazioni colpite ad un livello minimo accettabile.

 11. Quanto dura lo stato di emergenza?

 Stante quanto disciplinato dall’articolo 24, comma 3, del Codice, lo stato di emergenza non può superare i 12 mesi, prorogabile per non più di ulteriori 12 mesi. Per tali motivazioni, gli interventi diretti a fronteggiare il contesto critico, oltre ad essere connessi con l’evento calamitoso, devono avere una durata temporale coerente con il superamento del contesto critico e presentare un cronoprogramma di attuazione che preveda l’avvio dei lavori entro la scadenza dello stato di emergenza.

12. Nell’ambito degli interventi per la riduzione del rischio residuo di cui all’art. 25, comma 2, lett. d) rientrano solo gli interventi strutturali?

 Ove adeguatamente motivati, nell’ambito della tipologia di cui al presente paragrafo, potranno essere inseriti anche interventi non strutturali che prevedano, ad esempio, l’esecuzione di attività di studi, indagini e monitoraggio di complesse situazioni di dissesto idrogeologico o pericolosità idraulica e di altre situazioni di criticità dirette comunque ad una mitigazione del rischio residuo esistente.

Per tali interventi che rivestono un particolare rilievo in termini di riduzione del rischio residuo, al fine di avvalorare la coerenza degli stessi interventi con l’evento emergenziale ed il livello di utilità ed urgenza delle lavorazioni proposte ai fini della tutela della pubblica e privata incolumità, è necessario che il relativo fabbisogno sia esplicitato attraverso il prospetto riportato nella scheda C rinvenibile nell’area “Modulistica”.

13. Quali sono gli interventi che non possono rientrare nella tipologia di interventi per la riduzione del rischio residuo di cui all’art. 25, comma 2, lett. d)?

 Non possono rientrare nella tipologia di interventi di che trattasi:

  • la ristrutturazione o il ripristino di strutture pubbliche o private, fatta eccezione per quelle sedi di attività strategiche o essenziali, quali municipi, scuole, ospedali, per le quali non siano rinvenibili ulteriori idonee sedi alternative;
  • le opere costruite in violazione delle norme urbanistiche ed edilizie, o di tutela paesaggistico – ambientale, senza che sia intervenuta alcuna sanatoria da parte degli Enti competenti.

 14. Entro quale data bisogna trasmettere i Moduli B.3 e C?

 Le amministrazioni interessate devono trasmettere i moduli sopra indicati entro e non oltre il 11.12.2018.

15. Entro quale data bisogna trasmettere i Moduli B.1 e B.2?

 In questa fase ricognitiva, le amministrazioni interessate dovranno acquisire e conservare i moduli B.1 e B.2 ricevuti, fino alla comunicazione da parte del Commissario Delegato di ulteriori indicazioni.

16. Come bisogna trasmettere i Moduli B.3 e C?

 I moduli, debitamente compilati e sottoscritti dal legale rappresentante, dovranno essere inviati dalle amministrazioni interessate al seguente indirizzo pec: emergenzaottobre2018@regione.lazio.legalmail.it