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CIMINIELLO: DIALOGO CON AMMINISTRATORI LOCALI INDISPENSABILE PER ATTUAZIONE “LEGGE DELRIO”

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Si è svolto in Regione Lazio un seminario sull’attuazione della legge Delrio, con la partecipazione di molti amministratori e giuristi esperti in materia, per discutere dei cambiamenti che saranno prodotti dalla riforma sul nostro territorio.

17/06/2014 - La Spending review e la necessità di semplificare l’architettura istituzionale, per rispondere alle richieste dei cittadini che da anni chiedono una radicale riforma degli enti locali, chiamano tutta la classe politica una seria e profonda riflessione.

Il dialogo tra la Regione e gli enti locali è un punto essenziale per la crescita del tessuto produttivo.

È indispensabile creare una nuova governance nei rapporti istituzionali per facilitare la collaborazione e l’integrazione tra i diversi livello di governo e migliorare l’efficacia e l’efficienza dell’azione amministrativa.

Il Lazio ha già adottato alcune proposte di legge, attualmente in discussione in Consiglio, finalizzate a ridefinire il ruolo della regione rispetto agli enti locali. Una proposta di legge che non si limita a spostare i poteri ma punta a ridurre la burocrazia per rispondere alle reali esigenze dei cittadini.

La giunta Zingaretti, sempre attenta alle problematiche del territorio anticipando le direttive del governo nazionale, è stata tra le prime regioni in Italia a prevedere la soppressione delle comunità montane e la costituzione dell’unione dei comuni.

Nel riordino delle funzioni e delle competenze delle cinque province e della costituzione dell’area metropolitana non si può prescindere dalle specificità del nostro territorio, prima fra tutte Roma Capitale d’Italia.

I Comuni da soli non possono farcela, compiti come ad esempio il sistema dei trasporti, le reti ambientali possono essere affrontati solo in una logica d’insieme. Il nostro obiettivo deve essere quello di scommettere sulla potenzialità rivoluzionaria dell’area metropolitana.

L’assetto delle Province, ridisegnato dalla legge Delrio, le configura come enti territoriali di secondo livello, ma non definisce quale sia la corretta individuazione delle funzioni fondamentali (nell’elencazione contenuta nell’art. 1, comma 85 sono citate delle vere e proprie materie e non delle specifiche funzioni) rimane, quindi, difficile comprendere quali funzioni provinciali la Regione, nelle materie di sua competenza, dovrà recepire o trasferire agli altri enti locali. Bisogna ragionare su come la riforma in esame debba procedere al trasferimento delle funzioni da un ente (provincia) a più enti (comuni, unioni di comuni, area metropolitana) sapendo che ogni funzione riassegnata avrà criteri differenti a seconda delle caratteristiche dell’ente subentrante.

Particolare attenzione si dovrà porre sulle seguenti questioni:

  1. per quanto riguarda il personale sarà necessario definire i costi generali che dovranno essere aggiunti alla spesa delle retribuzioni e dei procedimenti di individuazione e trasferimento del personale interessato;
  2. bisognerà individuare i rapporti attivi e passivi e l’ammontare del contenzioso e dei rapporti patrimoniali; Bisogna, quindi, chiarire come si trovino e come si distribuiscano le risorse per portare avanti questa ristrutturazione istituzionale.