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Condizione economica della popolazione e situazione abitativa

La crisi economica e finanziaria ha generato un sensibile peggioramento delle condizioni economiche delle famiglie, soprattutto di quelle meno abbienti.

In base ai dati dell’Istat, la flessione del reddito disponibile è stata più intensa per i redditi delle famiglie più povere ciò ha portato un aumento della disuguaglianza, così come rappresentata dal rapporto fra i redditi delle famiglie più abbienti e quelli delle famiglie meno abbienti. La quota di persone che potevano essere definite povere o socialmente escluse secondo la definizione europea è salita, dal 22,8 del 2008, al 26,6 per cento della popolazione regionale nel 2013 (28,4 nella media nazionale).

All’interno della regione si è approfondita la diseguaglianza dei redditi e sono peggiorati gli indicatori di povertà , in entrambi i casi più della media nazionale.

Il reddito delle famiglie, disponibile o lordo, costituisce uno degli elementi essenziali per la definizione dei fabbisogni, non solamente abitativi, e per la valutazione della sostenibilità del costo dell’abitare intesa come soglia massima tollerabile dell’incidenza dell’abitazione rispetto al reddito complessivo del nucleo familiare che vi abita. Generalmente gli istituti di credito valutano che qualora la rata di un mutuo superi la quota di un terzo del reddito del nucleo familiare, quel mutuo sia difficilmente sostenibile. Si potrebbe adottare il medesimo criterio per valutare la sostenibilità degli alloggi in affitto: qualora il canone dovesse superare un terzo del reddito l’alloggio non risulterebbe sostenibile; difficoltà di applicazione del criterio sorgono però dalla carenza di informazioni sui redditi in generale ed in particolare sui redditi familiari.

Il tasso di occupazione, anche a seguito dell’aumento della popolazione, è tornato sui livelli di tre anni prima, ma ben al disotto di quelli pre-crisi. L’incremento dell’occupazione è stato trainato da quello degli addetti con più di 55 anni, verosimilmente in conseguenza dell’allungamento della vita lavorativa indotto dai nuovi requisiti previdenziali. All’aumento dell’occupazione si è associato un calo delle ore medie per occupato, anche per effetto del ricorso alla Cassa integrazione che nel Lazio per il 2014 è ulteriormente aumentato rispetto ai valori già storicamente elevati del biennio precedente, nel primo quadrimestre del 2015 invece si è segnata una tendenziale riduzione delle ore di CIG autorizzate nel Lazio, con marcate contrazioni in tutte le province tranne a Latina dove le ore concesse sono rimaste praticamente invariate.

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