Regolamento regionale 18 aprile 2005, n. 7/b

BUR 30 aprile 2005, n. 12, s.o. n.4
Regolamento di attuazione dell'articolo 36 della legge regionale 28 ottobre 2002, n. 39 (Norme in materia di gestione delle risorse forestali). (Artt. 1 - 44)

TITOLO I
DISPOSIZIONI GENERALI

Capo I
Finalità, oggetto e ambito di applicazione

Art. 1
(Oggetto)

1. Il presente regolamento, ai sensi dell’articolo 36 della legge regionale 28 ottobre 2002, n. 39 (Norme in materia di gestione delle risorse forestali), di seguito denominata legge forestale, disciplina in forma unitaria e coordinata l’insieme delle attività sostenibili praticate nelle aree di cui all’articolo 2, dettando le prescrizioni di massima e di polizia forestale. Dalla data di entrata in vigore del presente regolamento, ai sensi dell’articolo 94 della legge forestale, cessano di avere efficacia le disposizioni di cui alla legge regionale 20 febbraio 1999, n. 4 (Adozione delle prescrizioni di massima e di polizia forestale di cui al regio decreto 30 dicembre 1923, n. 3267. Modificazioni alla legge regionale 5 marzo 1997, n. 4, come modificata dalla legge regionale 5 marzo 1997, n. 5).

Art. 2
(Ambito di applicazione. Enti competenti )

1. Le disposizioni del presente regolamento, fatto salvo quanto previsto dai commi 2, 3, 4, 5 e 6, si applicano alle aree indicate dall’articolo 3 della legge forestale.

2. Le disposizioni relative alla difesa dei boschi dalle fitopatologie di cui all’articolo 73 della legge forestale si applicano a tutto il patrimonio arboreo della Regione Lazio, ivi compreso quello esterno alle aree boscate, di proprietà pubblica e privata nonché di origine naturale oppure antropica.

3. Le disposizioni inerenti all’attività vivaistica e fitosanitaria si applicano a tutti i vivai ricadenti nel territorio regionale in cui si allevano in forma esclusiva, oppure in consociazione con altre piante, esemplari delle specie indicate dagli allegati A1 ed A2 della legge forestale, destinati al ripristino, rinfoltimento, rimboschimento di popolamenti boscati nelle aree previste dall’articolo 4 della legge forestale stessa.

4. Le disposizioni relative agli alberi monumentali si applicano a tutte le piante riconosciute monumentali presenti nelle aree boscate, oppure al loro esterno, ivi comprese quelle situate nei centri urbani.

5. Le fasce frangivento, le alberature stradali, le pertinenze di qualsiasi natura comunque di interesse forestale, indipendentemente dalle dimensioni minime della loro estensione territoriale, sono sottoposte alla disciplina del presente regolamento.

6. Le disposizioni del presente regolamento si applicano, altresì, alle opere di forestazione protettiva di cui all’articolo 5 della legge regionale 11 dicembre 1998, n. 53 (Organizzazione regionale della difesa del suolo in applicazione della legge 18 maggio 1989, n. 183), limitatamente a quelle previste dal presente regolamento, se realizzate all’interno delle aree sottoposte a vincolo idrogeologico.

7. Le aree coperte da popolamenti arborei non ricomprese tra quelle di cui all’articolo 3 della legge forestale, possono essere gestite dall’ente locale competente in conformità al presente regolamento forestale, in assenza di un proprio regolamento specifico.

8. Fatta eccezione per le disposizioni fitosanitarie, il presente regolamento, non si applica alle aree di cui all’articolo 3, comma 2, lettera c) della legge forestale ed in particolare agli impianti di produzione legnosa specializzata, finalizzata alla produzione di legno e biomasse, realizzati con contributi pubblici concessi nell’ambito della riforma agricola comunitaria in base al regolamento (CEE) n. 797/85 del Consiglio del 12 marzo 1985 (Miglioramento delle strutture agrarie), al regolamento (CEE) 2080/92 del Consiglio del 30 giugno 1992 (Istituzione di un regime comunitario di aiuti alle misure forestali nel settore agricolo) e al regolamento (CE) 1257/99 del Consiglio del 17 maggio 1999 (Sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia – FEAOG e modifica e abrogazione di taluni regolamenti), con esclusione dei contributi erogati specificatamente per la realizzazione di piantagioni permanenti o di boschi.

9. Le funzioni ed i compiti amministrativi disciplinati dal presente regolamento sono esercitati dalla Regione, dalle province, dalle comunità montane e dai comuni, di seguito denominati enti competenti, sulla base dell’organizzazione definita, in particolare, dagli articoli 5 e 83 della l.r. 39/2002, 100, 101, 101 bis e 102 della legge regionale 6 agosto 1999, n. 14 (Organizzazione delle funzioni a livello regionale e locale per la realizzazione del decentramento amministrativo) nonché 8, 9, 10 e 11 della l.r. 53/1998.

Capo II
Criteri per l’individuazione dei boschi e delle aree assimilate ai boschi e per la loro gestione

Art. 3
(Criteri per l’individuazione dei boschi)

1. I parametri minimi per l’individuazione dei boschi, ai sensi dell’articolo 4 della legge forestale, sono determinati come segue:
a)         l’estensione della copertura dell’area boscata e della percentuale della copertura arborea del suolo, si determina con riferimento alla proiezione a terra delle chiome;
b)         la larghezza dei popolamenti forestali si determina misurando la distanza intercorrente tra le parti esterne dei fusti delle piante e/o dei polloni e/o degli arbusti posti alle estremità del nucleo ovvero dei nuclei, qualora si è in presenza di due nuclei boscati i cui punti più vicini distano non oltre 20 metri e tra i quali non ci siano infrastrutture di larghezza superiore a dieci metri;
c)         l’assenza temporanea del soprassuolo si determina calcolando il periodo di tempo,pari agli anni minimi del turno previsti dal regolamento forestale in riferimento alla specie, alla forma di governo ed al trattamento del soprassuolo che insiste nell’area.

2. Le aree ripariali di cui all’articolo 4, comma 1, lettera b) della legge forestale, che siano in continuità con altri tipi di bosco, concorrono alla determinazione delle dimensioni del bosco secondo i parametri previsti dal comma 1, lettere a) e b).3. In caso di errata e/o incerta perimetrazione del bosco, il Comune, in collaborazione con la Regione, ai sensi dell’articolo 4, comma 6 della legge forestale, individua l’effettiva destinazione dell’area e attesta che i terreni non sono sottoposti a coltura agraria da oltre dieci anni.

Art. 4
(Criteri per la gestione dei boschi)

1. I criteri di gestione delle aree boscate costituiscono norme di buona selvicoltura e gli interventi di utilizzazione forestale costituiscono le modalità attuative del taglio colturale.

2. Le aree boscate sono gestite coerentemente con il loro valore multifunzionale e le attività praticate al loro interno, quali quelle forestali, agricole, zootecniche e ricreative sono esercitate in modo da non arrecare danni all’ecosistema, compromettere la sua perpetuità, attivare processi di depauperamento e degrado delle risorse.

3. Tutte le attività di gestione delle aree boscate devono essere compatibili con la pianificazione territoriale di livello generale e settoriale vigente per l’area.

4. La realizzazione degli interventi di gestione previsti dal presente regolamento non comporta il cambio di destinazione d’uso forestale del suolo.

Art. 5
(Criteri per l’individuazione delle aree assimilate ai boschi)

1. Le dimensioni minime indicate dall’articolo 4, comma 3, lettere a) e b), della legge forestale, per l’assimilazione delle aree ivi previste al bosco, sono determinate le segue:
a)         l’estensione della copertura dell’area ricoperta da arbusti e della percentuale della copertura arbustiva del suolo, si determina con riferimento alla proiezione orizzontale al suolo delle chiome delle piante;
b)         la larghezza dei popolamenti arbustivi si determina misurando la distanza intercorrente tra le parti esterne dei fusti delle piante di alto fusto, dei polloni e/o degli arbusti posti alle estremità del nucleo.

Capo III
Sezione specializzata in materia forestale del Comitato tecnico-scientifico per l’ambiente.
Procedimenti amministrativi in materia forestale

Art. 6
(Sezione specializzata in materia forestale del Comitato tecnico-scientifico per l’ambiente)

1. La sezione specializzata in materia forestale del Comitato tecnico-scientificoper l’ambiente, prevista dall’articolo 8 della legge forestale, di seguito denominatasezione, esprime, entro novanta giorni dalla richiesta, oltre ai pareri obbligatori e vincolanti di cui al citato articolo 8, anche pareri obbligatori, ma non vincolanti in materia di:
a)         tutela degli alberi monumentali di cui all’articolo 31 della legge forestale;
b)         trasformazione del bosco e degli arbusteti in altre qualità di coltura, ai sensi dell’articolo 37 della legge forestale;
c)         conversione del bosco e sostituzione della specie, ai sensi dell’articolo 38 della legge forestale;
d)         piani previsti dagli articoli 13, 14 e 15 della legge forestale;
e)         proroga per l’applicazione dei piani di gestione ed assestamento forestale e degli altri piani comunque denominati, che pianifichino nello spazio e nel tempo le risorse agro-silvo-pastorali;
f)          in tutte le materie in cui è specificatamente richiesto dalla legge forestale e dal presente regolamento

2. La sezione esprime, altresì, pareri facoltativi su richiesta della Regione.

Art. 7
(Disposizioni sui procedimenti amministrativi di autorizzazione, di comunicazione di inizio attività e di termine dei lavori)

1. Il termine per la conclusione dei procedimenti amministrativi di autorizzazione, ai sensi dell’articolo 45, comma 4, della legge forestale, è di novanta giorni decorrenti dalla data di presentazione della richiesta di autorizzazione.

2. Il decorso del termine di cui al comma 1 rimane sospeso quando:
a)         sia prescritto il rilascio del parere obbligatorio della sezione oppure del nulla osta dell’organismo di gestione di aree naturali protette; in tal caso il decorso del termine riprende dalla data di comunicazione del parere o del nulla osta ovvero dalla scadenza dei termini previsti per il nulla osta dall’articolo 28 dellal.r. 29/1997;
b)         l’ente competente richieda all’interessato chiarimenti o documentazione integrativa; in tal caso il decorso del termine riprende dalla data di comunicazione dei chiarimenti o della documentazione integrativa.

3. Qualora per il rilascio del provvedimento si renda necessaria l’acquisizione di pareri, nulla osta ed altri atti di assenso, l’ente competente può convocare una conferenza di servizi ai sensi della normativa vigente.

4. Per l’esecuzione di interventi che il presente regolamento assoggetta a semplice comunicazione di inizio attività, la quale deve specificare la conformità degli stessi alla pianificazione territoriale vigente, ove specificamente richiesto, decorsi sessanta giorni dall’invio della comunicazione all’ente competente, possono avviarsi i lavori di esecuzione. Entro tale termine l’ente competente può verificare la sussistenza dei presupposti e dei requisiti previsti dalla normativa vigente per l’esecuzione dell’intervento e adottare, se del caso, un provvedimento motivato, da notificare all’interessato nello stesso termine di sessanta giorni, di divieto di inizio dell’attività ovvero disporre eventuali prescrizioni per la conformazione dell’attività alla normativa vigente. Copia delle comunicazioni e dei provvedimenti connessi è trasmessa al Coordinamento Provinciale del Corpo Forestale dello Stato competente per territorio.

5. I soggetti interessati, al termine dei lavori autorizzati o comunicati ai sensi del presente articolo, devono inviare apposita comunicazione di termine dei lavori al comando stazione locale del Coordinamento Provinciale del Corpo Forestale dello Stato competente per territorio.

6. Le richieste di autorizzazione e le comunicazioni di cui ai commi 1 e 4 devono essere corredate da:
a)         una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà resa dall’interessato attestante il fatto di essere proprietario o comunque di avere in disponibilità il fondo sul quale si richiede di effettuare l’intervento;
b)         in relazione al tipo di intervento, uno degli elaborati tecnici di gestione di cui all’articolo 9 o la dichiarazione di taglio prevista dall’articolo 12.

7. La presentazione delle richieste di autorizzazione e delle comunicazioni di cui ai commi 1, 4 e 5, può effettuarsi per posta, mediante raccomandata con ricevuta di ritorno, oppure direttamente presso gli uffici preposti al loro ricevimento dell’ente competente, che rilasciano apposita attestazione di ricevimento.

Art. 8
(Durata e revoca delle autorizzazioni, sospensione delle attività. Varianti in corso d’opera)

1. Le autorizzazioni di cui all’articolo 7, comma 1 hanno durata massima di ventiquattro mesi dalla data di rilascio del provvedimento, mentre gli interventi assoggettati alla comunicazione prevista dall’articolo 7, comma 4, devono concludersi entro diciotto mesi dal decorso del termine fissato per l’inizio dell’attività, fatte salve le proroghe di cui al comma 2.

2. I termini indicati dal comma 1 possono essere prorogati, su motivata richiesta dell’interessato, per un periodo non superiore a dodici mesi. La proroga si intende assentita se, entro sessanta giorni dalla presentazione della richiesta, l’ente competente non si pronunci.

3. L’ente competente sospende l’attività assentita ed intima all’interessato di conformare, entro un certo termine, l’attività ed i suoi effetti alla normativa vigente nei seguenti casi:
a)         violazione delle condizioni e delle prescrizioni contenute nelle autorizzazioni;
b)         violazione delle disposizioni della legge forestale, del regolamento, del piano di gestione e assestamento forestale o di altri atti in materia forestale;
c)         insorgere di emergenze non previste negli elaborati tecnici;
d)         violazione delle prescrizioni del piano e del regolamento dell’area naturale protetta, dei criteri forestali di cui all’articolo 33 della l.r. 29/1997 e successive modificazioni, qualora gli interventi autorizzati siano da eseguirsi su fondi ricadenti in aree naturali protette.

4. Qualora l’interessato non si conformi ai sensi del comma 4, le autorizzazioni sono revocate.

5. L’ente competente comunica i provvedimenti di cui ai commi 3 e 4 alla Regione, ai fini dell’applicazione dell’articolo 85 della legge forestale nonché al Corpo Forestale dello Stato.

6. In caso di particolari condizioni meteorologiche, l’ente competente può sospendere i lavori in bosco o le singole operazioni, per tutta la durata delle condizioni meteorologiche stesse.

7. Quando per l’esecuzione degli interventi autorizzati si rendano necessarie delle varianti rispetto alle previsioni degli elaborati tecnici di gestione, gli interessati, prima della loro messa in opera, devono acquisire specifica autorizzazione oppure procedere ad una nuova comunicazione di inizio di attività, ai sensi dell’articolo 7.

Art. 9
(Elaborati tecnici di gestione)

1. Gli elaborati tecnici di gestione di cui all’articolo 7, comma 6 sono i seguenti:
a)         progetto di miglioramento e ricostituzione boschiva;
b)         progetto di utilizzazione forestale.

Art. 10
(Progetto di miglioramento e ricostituzione boschiva)

1. Il progetto di miglioramento e ricostituzione boschiva, che deve essere elaborato da un tecnico agroforestale abilitato, è presentato in allegato alla richiesta di autorizzazione per gli interventi di cui all’articolo 47 della legge forestale nonché per gli altri interventi per i quali sia prescritto dal presente regolamento.

2. Il progetto di miglioramento e ricostituzione boschiva si articola nelle seguenti partizioni:
a)         relazione;
b)         rilievi ed elaborazioni;
c)         cartografia;
d)         documenti ed allegati.

3. La relazione illustra:
a)         gli interventi da realizzare, specificando gli obiettivi perseguiti, i criteri, le modalità e l’organizzazione dei lavori, le eventuali ulteriori indicazioni richieste dalla funzione particolare assolta dal bosco oggetto di intervento nonché la compatibilità dell’intervento con la pianificazione territoriale vigente;
b)         le caratteristiche morfologiche e vegetazionali del sito;
c)         lo stato generale della copertura arborea;
d)         la presenza di situazioni di rischio di varia natura.

4. Gli elaborati di cui al comma 2, lettere b) e d) devono essere congrui con il tipo di intervento proposto, mentre la cartografia di cui alla lettera c) deve ricomprendere almeno quella catastale per le particelle oggetto di intervento e quella 1:10.000 della carta tecnica regionale.

Art. 11
(Il progetto di utilizzazione forestale)

1. Il progetto di utilizzazione forestale, che deve essere elaborato da un tecnico agroforestale abilitato, è presentato in allegato alla richiesta di autorizzazione per gli interventi di cui all’articolo 45, comma 2, della legge forestale, oppure in allegato alla comunicazione di inizio attività per gli interventi di cui all’art. 45, comma 3 della legge forestale, nonché per gli altri interventi per i quali sia prescritto dal presente regolamento ed in particolare per l’utilizzazione:
a)         dei boschi di fine turno aventi estensione superiore a tre ettari;
b)         dei boschi dichiarati di rilevante interesse vegetazionale e soggetti ad indennizzo ai sensi della legge regionale 43/1974, indipendentemente dalla tipologia di proprietà ed estensione dell’intervento;
c)         dei boschi inclusi in aree dichiarate a rischio molto elevato (R4) oppure a rischio elevato (R3) dal piano di assetto idrogeologico (PAI), indipendentemente dal tipo di proprietà e dall’estensione dell’intervento;
d)         per i cedui di età elevata, indipendentemente dall’estensione dell’intervento.

2. Il progetto di utilizzazione forestale si articola nelle seguenti partizioni:
a)         relazione;
b)         rilievi ed elaborazioni;
c)         cartografia;
d)         documenti ed allegati.

3. I contenuti delle singole partizioni del progetto di utilizzazione forestale dei boschi ad alto fusto sono i seguenti:
a)         relazione:
1) generalità dell’azienda e dell’area oggetto di utilizzazione;
2) superficie oggetto di utilizzazione, estremi catastali identificativi dell’area e modalità con cui si è proceduto al confinamento dell’area oggetto di utilizzazione ;
3) descrizione del soprassuolo, con riferimento alle specie legnose componenti il soprassuolo arboreo, alla forma di governo e trattamento in atto, allo stato generale del soprassuolo e della rinnovazione, ai principali caratteri dendrometrici, quali età e provvigione, al grado di copertura, alla struttura e alla stratificazione, ai processi di degrado, alle condizioni dei popolamenti circostanti;
4) dati tecnici dell'utilizzazione ed in partcolare i criteri che si vogliono seguire per garantire l'affermazione della rinnovazione la stima della massa legnosa oggetto di utilizzazione e della provvigione residua, il quadro delle contiguità delle utilizzazioni adiacenti già realizzate, le modalità di utilizzazione e di esbosco;
5) forma di governo e trattamento che si prevede di adottare in prospettiva;
6) aree percorse da incendi e misure per la prevenzione degli incendi;
7) conformità con la pianificazione territoriale vigente;
b)         rilievi ed elaborazioni:
1) risultati dei rilievi e relative elaborazioni;
2) piedilista di martellata;
c)         cartografia:
1) indicazione dell’area oggetto dell’intervento su cartografia catastale e sulla carta tecnica regionale 1:10.000;
2) eventuale zonizzazione del bosco;
3) viabilità principale ed imposti, se presenti all’interno dell’area;
d)         documenti ed allegati:
1) per i boschi di proprietà pubblica il provvedimento di adozione del progetto;
2) ulteriori informazioni necessarie per la valutazione del progetto.

4. I contenuti delle singole partizioni del progetto di utilizzazione forestale dei boschi cedui sono i seguenti:
a)         relazione:
1) generalità dell’azienda e dell’area oggetto di utilizzazione;
2) superficie oggetto di utilizzazione, estremi catastali identificativi dell’area e modalità di esecuzione del confinamento della particella al taglio;
3) descrizione del soprassuolo, con riferimento alle specie legnose componenti il soprassuolo arboreo, alla forma di governo e al trattamento in atto, allo stato generale del soprassuolo, ai principali parametri caratterizzanti il soprassuolo, quali età, altezza media, numero piante, provvigione, al grado di copertura, ai processi di degrado, alle condizioni dei popolamenti circostanti;
4) dati tecnici dell'utilizzazione ed in particolare la stima orientativa della massa legnosa oggetto di utilizzazione, i criteri adottati per la selezione delle matricine da rilasciarsi a dote del bosco, il quadro delle contiguità delle utilizzazioni adiacenti già realizzate, le modalità di utilizzazione e di esbosco;
5) forma di governo e trattamento che si prevede di adottare in prospettiva;
6) aree percorse da incendi e misure per la prevenzione degli incendi;
7) conformità con la pianificazione territoriale vigente;
b)         rilievi ed elaborazioni:
1) risultati dei rilievi e relative elaborazioni;
2) il piedilista di martellata;
c)         cartografia:
1) indicazione dell’area oggetto dell’intervento su cartografia catastale e sulla carta tecnica regionale 1:10.000;
2) eventuale zonizzazione del bosco;
3) viabilità principale ed imposti, se presenti all’interno dell’area;
d)         documenti ed allegati:
1) per i boschi di proprietà pubblica il provvedimento di adozione del progetto;
2) ulteriori informazioni necessarie per la valutazione del progetto.

5. Qualora occorra apportare delle modifiche sostanziali ai parametri fondamentali del progetto, quali l’estensione dell’area al taglio, il volume legnoso da utilizzarsi, il numero delle matricine rilasciate, tali da determinare una variazione nel volume legnoso utilizzabile di entità stimabile superiore al 10% per i cedui e del 5% per le fustaie, l’ente competente deve richiedere all’interessato opportune integrazioni per coordinare il progetto stesso nelle sue parti. In questo caso si applica quanto previsto dall’articolo 7, comma 2, lettera b).

6. Il progetto di utilizzazione forestale è allegato alla:
a)         richiesta di autorizzazione ai sensi dell’articolo 7, comma 1, allorché l’intervento riguardi una superficie territoriale che, incluse le adiacenze, interessi una superficie superiore a quella indicata dall’articolo 19, ed in tutte le altre circostanze in cui è specificatamente richiesto dal presente regolamento;
b)         comunicazione di inizio attività ai sensi dell’articolo 7, comma 4, allorché l’intervento riguardi una superficie territoriale, che incluse le adiacenze, interessi una superficie non superiore a quella indicata dall’articolo 19.

Art. 12
(Dichiarazione di taglio)

1. La dichiarazione di taglio può presentarsi per i seguenti interventi oggetto di semplice comunicazione di inizio attività di cui all’articolo 7, comma 4:
a)         le utilizzazioni di fine turno di boschi di proprietà pubblica e privata per superficie al taglio non superiore a tre ettari; per lo stesso bosco la proprietà non può presentare più di una dichiarazione di taglio l’anno;
b)         gli interventi intercalari di fustaie e cedui di proprietà pubblica e privata, allorché l’intervento non richieda:
1) per i boschi cedui: il rilascio di un numero di polloni medi per ceppaia inferiore a quelli indicati dal regolamento per questo tipo di interventi;
2) per le fustaie: l’asportazione di un volume superiore a quello minimo indicato dal presente regolamento e/o il rilascio di una distanza tra le chiome delle piante superiore a quanto indicato dal presente regolamento.

2. Nei casi non ricompresi nel comma 1, l’utilizzazione di fine turno e quelle intercalari, indipendentemente dalla superficie oggetto delle stesse, non possono effettuarsi sulla base della dichiarazione di taglio ed in particolare in relazione a:
a)         i boschi dichiarati di rilevante interesse vegetazionale e già indennizzati per i mancati tagli ai sensi della legge regionale 43/1974;
b)         i boschi inclusi in aree dichiarate a rischio molto elevato (R4) oppure elevato (R3) dal PAI;
c)         i boschi cedui di età elevata;
d)         i boschi dal governo a fustaia oppure a ceduo, con trattamento disetaneo;
e)         i boschi inclusi nei siti di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357 (Regolamento recante attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali nonché della flora e della fauna selvatiche) e successive modificazioni.

3. Per i tagli di utilizzazione di fine turno dei boschi cedui, le matricine da rilasciarsi devono essere almeno nella misura indicata dall’articolo 36 e di diametro almeno pari o superiore a quello medio delle matricine esistenti, individuate tra le piante migliori, sane e vigorose. Le matricine di oltre secondo turno da abbattersi possono essere martellate con martello forestale con sigla del tecnico agroforestale abilitato, oppure può procedersi alla numerazione progressiva secondo le consuetudini locali del luogo, con vernice indelebile, delle piante da rilasciare a dote del bosco. Alla dichiarazione di taglio deve allegarsi nel primo caso il piedilista di martellata e nel secondo deve comunicarsi il numero totale di matricine numerate. Allorché non fosse previsto l’abbattimento di matricine di oltre il secondo turno, deve allegarsi relativa attestazione.

TITOLO II
CRITERI GENERALI PER LA GESTIONE DEI BOSCHI

Capo I
Disposizioni per la tutela e valorizzazione dei boschi

Art 13
(Trasformazione del bosco e delle aree assimilate ai boschi)

1. Ai sensi dell’articolo 37 della legge forestale e dell’articolo 4 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 227 (Orientamento e modernizzazione del settore forestale, a norma dell’articolo 7 della legge 5 marzo 2001, n. 57), la trasformazione del bosco e delle aree assimilate ai boschi in altre destinazioni d’uso del suolo è autorizzata ai sensi dell’articolo 146 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio), compatibilmente con la conservazione della biodiversità, con la stabilità dei terreni, con il regime delle acque, con la difesa dalle valanghe e dalla caduta dei massi, con la tutela del paesaggio, con l’azione frangivento e di igiene ambientale locale.

2. Ai fini della compatibilità dell’autorizzazione, ai sensi del comma 1, con la stabilità dei terreni, con il regime delle acque e con la difesa dalle valanghe e dalla caduta dei massi, la stessa è rilasciata previo nulla osta dell’ente competente alla tutela del vincolo idrogeologico;

3. Il nulla osta deve contenere prescrizioni circa le modalità di attuazione dell’intervento ed in particolare, per le trasformazioni a coltura agraria, deve specificare le sistemazioni idraulico-agrarie e le modalità di lavorazione del terreno necessarie per garantire la stabilità dei terreni e la corretta regimazione delle acque.

Art. 14
(Rimboschimento compensativo)

1. Nei casi in cui la trasformazione del bosco e delle aree assimilate ai boschi di cui all’articolo 9 comporti l’eliminazione, anche a causa di interventi successivi ed anche se attuati da soggetti diversi, di un’area boscata, individuata ai sensi degli articoli 3 e 5, superiore a cinquemila metri quadrati, la stessa è compensata con la creazione, su terreni nudi del medesimo bacino idrografico, di aree boscate di superficie uguale a quelle trasformate, con specie di cui all’allegato A1, preferibilmente di provenienza locale.

2. Ai sensi dell’articolo 40 della legge forestale, le spese relative al rimboschimento compensativo sono a carico del destinatario dell’autorizzazione alla trasformazione boschiva.

3. Per i fini di cui al comma 1, l’interessato presenta agli enti competenti al rilascio dell’autorizzazione e del nulla osta previsti dall’articolo 9, apposita documentazione che indichi:
a)         la superficie e la localizzazione topografica e catastale dell’area boscata da trasformare;
b)         la superficie e la localizzazione di altre aree boscate della stessa proprietà eventualmente già oggetto di trasformazioni attuate nei cinque anni precedenti alla data della richiesta di autorizzazione;
c)         la localizzazione topografica e catastale dell’area da sottoporre a rimboschimento compensativo, nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 40, comma 4, della legge forestale nonché il titolo di possesso della stessa;
d)         la superficie, la destinazione attuale dei terreni di cui alla lettera c), nonché i vincoli urbanistici e paesaggistici eventualmente insistenti sulla stessa area;
e)         le modalità ed i tempi di realizzazione del rimboschimento, nonché il programma degli interventi colturali da eseguire almeno nei cinque anni successivi all’impianto;
f)          l’importo del deposito cauzionale a garanzia, ai sensi dell’articolo 4, comma 7 del d.lgs. 227/2001, da eseguirsi prima dell’avvio dei lavori di trasformazione, pari al costo per la realizzazione del rimboschimento compensativo e per la relativa manutenzione per almeno i cinque anni successivi alla sua realizzazione, a favore dell’ente competente al rilascio dell’autorizzazione .

4. Qualora il richiedente non disponga di terreni da sottoporre a rimboschimento compensativo nel medesimo bacino idrografico, questi deve farne dichiarazione nella documentazione di cui al comma 3. In tali casi l’ente competente può disporre:
a)         l’attuazione del rimboschimento compensativo, a cura e spese del richiedente, su terreni di proprietà dell’ente stesso, ricadenti nel medesimo bacino idrografico nel quale è stata autorizzata la trasformazione;
b)         qualora non sia possibile quanto previsto alla lettera a), il versamento di un importo pari a sessanta euro per ogni cento metri quadrati o frazione di terreno oggetto della trasformazione, a favore dell’ente competente al rilascio dell’autorizzazione, utilizzabile esclusivamente per la realizzazione di rimboschimenti compensativi nell’area della Comunità montana o della provincia territorialmente competente ovvero in altre aree, anche ricadenti in bacini idrografici diversi.

5. L’interessato comunica all’ente competente al rilascio dell’autorizzazione l’avvenuto deposito cauzionale a garanzia di cui al comma 3, lettera g), con allegata documentazione comprovante l’esecuzione effettiva dello stesso.

6. In caso di inadempimento dell’interessato all’obbligo di rimboschimento compensativo ovvero del versamento della somma di cui al comma 4, lettera b), provvede in via sostitutiva l’ente competente al rilascio dell’autorizzazione. Per il recupero delle somme relative all’onere sostenuto dall’ente competente, si applicano le modalità previste dal regio decreto 14 aprile 1910, n. 639 (Approvazione del testo unico delle disposizioni di legge relative alla riscossione delle entrate patrimoniali dello Stato).

Art. 15
(Conversione dei boschi di alto fusto in cedui e dei cedui composti in cedui)

1. Ai sensi dell’articolo 38 della legge forestale, indipendentemente dallasuperficie interessata dall’intervento, è soggetta all’autorizzazione di cui all’articolo 7,da parte dell’ente competente, in base al progetto di utilizzazione forestale previsto dall’articolo 11, previo parere della sezione, sulla base di comprovati motivi di ordine fitosanitario, idrogeologico e di tutela ambientale, la conversione dei boschi nei seguenti casi:
a)         boschi di alto fusto e soprassuoli transitori provenienti dall’avviamento all’alto fusto in cedui matricinati o semplici;
b)         boschi cedui di età elevata di cui all’articolo in cedui semplici o matricinati;
c)         cedui composti in cedui semplici.

2. La conversione da cedui semplici in cedui matricinati, composti oppure a sterzo deve realizzarsi in sede di utilizzazione di fine turno del ceduo semplice sulla base del progetto di utilizzazione forestale oppure della dichiarazione di taglio ai sensi dell’articolo 19.

3. La conversione dei cedui semplici, matricinati o composti, in fustaie è disciplinata dall’articolo 40.

4. Per gli interventi di conversione dei castagneti, oltre alle disposizioni previste dal presente regolamento, si applicano anche quelle stabilite dal regio decreto legge 18 giugno 1931, n. 973 (Provvedimenti per la tutela dei castagneti e per il controllo delle fabbriche per la produzione del tannino dal legno di castagno), convertito dalla legge 17 dicembre 1931, n. 1667.

Art. 16
(Sostituzione della specie)

1. Ai sensi dell’articolo 38 della legge forestale, la sostituzione della specie effettuata mediante taglio, estirpazione, sradicamento e/o devitalizzazione delle ceppaie nonché lavorazione del suolo e successivo reimpianto è soggetta all’autorizzazione di cui all’articolo 7, alla quale deve essere allegato il progetto di miglioramento e ricostituzione boschiva previsto dall’articolo 10 ovvero il progetto di utilizzazione forestale di cui all’articolo 11, che specifichino i criteri, le modalità ed il cronogramma dei lavori per un arco temporale di almeno cinque anni, con interventi a scalare qualora l’area interessata superi i cinquemila metri quadrati.

2. Qualora gli interventi di cui al comma 1 siano inseriti in un piano di gestione ed assestamento forestale approvato, gli stessi non sono soggetti ad autorizzazione, ma l’interessato deve comunicare all’ente competente l’avvenuta esecuzione del deposito cauzionale a garanzia di cui al comma 4.

3. Allorché le specie da introdursi, incluse nell’allegato A1, siano suscettibili di coltura per la produzione da frutto o altra produzione non forestale, non sono ammessi interventi che favoriscano l’erosione superficiale del suolo e/o il suo disordine idrogeologico.

4. Ai fini della regolare esecuzione dei lavori, l’interessato, prima dell'inizio degli stessi, effettua un congruo deposito cauzionale a garanzia, intestato all’interessato e vincolato a favore dell'ente competente al rilascio dell’autorizzazione, di importo pari al costo stimato per il reimpianto del bosco e delle spese per le cure colturali successive all’impianto. L’interessato, nel corso dei lavori, può chiedere la graduale e proporzionale disponibilità della somma relativa al reimpianto commisurata alla quota delle spese di manutenzione, mediante presentazione di stati di avanzamento all’ente competente al rilascio dell’autorizzazione. Lo svincolo del deposito a garanzia per le opere di rimboschimento può realizzarsi dopo cinque anni, allorché gli interventi di cui ai commi 2 e 3 siano riusciti. L’ente competente al rilascio dell’autorizzazione deve eseguire apposita istruttoria prima di procedere allo svincolo e comunicare alla Regione gli esiti della stessa.

5. Se entro cinque anni dall’esecuzione dall’intervento di cui ai commi 2 e 3, lo stesso non ha conseguito gli obiettivi attesi, l’interessato deve presentare richiesta di autorizzazione ai sensi dell’articolo 7 per effettuare la rinnovazione artificiale dell’area con specie di cui all’allegato A1, sulla base del progetto di miglioramento e ricostituzione boschiva di cui all’articolo 10. Per la rinnovazione artificiale l’interessato si avvale del deposito cauzionale a garanzia previsto dal comma 4

Art.17
(Sradicamento e devitalizzazione di piante e ceppaie)

1. Lo sradicamento o eradicazione delle piante di alto fusto e delle ceppaie vive nelle aree boscate è vietato, fatto salvo quanto previsto dal comma 2, mentre è ammessa la loro devitalizzazione senza l’ausilio di principi chimici di sintesi.

2. Lo sradicamento è ammesso solamente per:
a)         le formazioni artificiali finalizzate alla produzione legnosa specializzata anche se in aree sottoposte a vincolo idrogeologico;
b)         i castagni da frutto non più produttivi e/o morti oppure affetti da fitopatie, con interventi a scalare allorché riguardino le ceppaie su superfici superiori a cinque mila metri quadrati;
c)         motivi di pubblica incolumità e fitosanitari;
d)         la trasformazione del bosco e delle aree assimilate ai boschi in altre destinazioni d’uso ai sensi dell’articolo 9;
e)         l’esecuzione di interventi ed opere pubbliche o di pubblico interesse.

3. Qualora l’intervento di cui al comma 2 riguardi una superficie superiore a cinquecento metri quadrati, lo sradicamento è soggetto all’autorizzazione prevista dall’articolo 7 dell’ente competente, che può dettare specifiche prescrizioni per la sostituzione di specie non autoctone e/o per quelle incluse nell’allegato A2, con specie di cui all’allegato A1, con interventi a scalare. Negli altri casi l’intervento di cui al comma 2 è soggetto alla comunicazione di inizio attività prevista dal citato articolo 7.

4. Le piante morte e le ceppaie secche possono essere sradicate senza autorizzazione, a condizione che gli scavi vengano subito colmati, ragguagliandone la superficie e che il terreno nel luogo dello scavo sia rassodato e inerbato oppure rimboschito, entro il termine di un anno dall’intervento. In quest’ultimo caso le piante devono essere della specie arborea sradicata, e/o tra quelle idonee di cui all’allegato A1 e compatibili dal punto di vista fitosanitario. Tali disposizioni non si applicano allo sradicamento di piante morte e ceppaie secche ricadenti in boschi che per la loro speciale ubicazione difendono terreni, fabbricati ed opere pubbliche dalla caduta di valanghe e dagli effetti del dissesto dei versanti, il quale rimane soggetto alle autorizzazioni di cui al comma 3.

5. La devitalizzazione di tutte le piante presenti su aree aventi superfici superiori a cinquecento metri quadrati, deve essere autorizzata ai sensi dell’articolo 7 dall’ente competente, che può dettare specifiche prescrizioni, prevedendo interventi a scalare. La devitalizzazione di singole piante non è soggetta ad autorizzazione, qualora riguardi specie non autoctone invadenti ovvero sia dovuta ad esigenze di tipo fitosanitario.

Art. 18
(Disciplina del taglio a raso)

1. Nelle aree boscate il taglio a raso, senza rilascio di matricine, è consentito nei limiti e con le modalità indicati dall’articolo 19 per:
a)         le fustaie coetanee a spiccato temperamento eliofilo ed i rimboschimenti di origine artificiale, in entrambi i casi per favorire l’affermazione della rinnovazione naturale;
b)         i boschi cedui di ontano, robinia, nocciolo selvatico, pioppo, eucalipto e salice;
c)         l’utilizzazione di soprassuoli costituiti da specie esotiche, finalizzate all’affermazione di specie autoctone di cui agli allegati A1 ed A2 ed in conformità alle disposizioni di cui all’articolo 12, con buche non superiori a diecimila metri quadrati;

2. Il taglio a raso senza rilascio di matricine è consentito, altresì, senza limite nell’estensione del taglio, per:
a)         l’utilizzazione degli impianti di produzione legnosa specializzata, anche se in aree sottoposte a vincolo idrogeologico, senza necessità di autorizzazione o comunicazione ai sensi dell’articolo 7;
b)         i boschi affetti da fitopatie, in conformità a quanto previsto dal titolo III, capo II.

Art. 19
(Estensione delle tagliate)

1. Sono consentite, previa comunicazione di cui all’articolo 7, comma 4, sulla base del progetto di utilizzazione forestale di cui all’articolo 11, oppure della dichiarazione di taglio di cui all’articolo 12, in relazione all’estensione della superficie al taglio, le tagliate di utilizzazione finale che, da sole o in continuità con le tagliate effettuate nei precedenti dieci anni per le fustaie coetanee e nei precedenti due anni per i cedui, rilasciano scoperta un'area inferiore a:
a)         2,5 ettari per le fustaie coetanee a taglio raso;
b)         5 ettari per le fustaie coetanee a tagli successivi, con riferimento al taglio di sementazione;
c)         20 ettari per i cedui di castagno;
d)         10 ettari per i cedui di tutte le altre specie.

2. I termini di cui al comma 1 decorrono dalla data di invio o di presentazione della comunicazione di termine dei lavori delle tagliate precedenti, prevista dall’articolo 7.

3. Qualora nella tagliata siano incluse delle tare permanenti prive di soprassuolo forestale, l’estensione massima della tagliata ammissibile indicata dal comma 1, può essere accresciuta proporzionalmente fino ad un massimo del dieci percento.

4. Per comprovate esigenze tecnico-gestionali, l’interessato può richiedere all’ente competente, l’autorizzazione di cui all’articolo 7, comma 1, mediante la presentazione del progetto di utilizzazione forestale previsto dall’articolo 11, per interventi la cui estensione delle tagliate è superiore a quella indicata al comma 1.

5. Qualora si superino i limiti di superficie di cui al comma 1 a causa della presentazione, in tempi diversi, di singole comunicazioni relative ad aree boscate attigue ai sensi del comma 5, a partire dall’ultima dichiarazione di taglio, oppure dall’ultimo progetto di utilizzazione forestale, che in ordine cronologico determina lo sforamento dei limiti suddetti le richieste di ulteriori tagliate sono soggette ad autorizzazione in conformità all’articolo 7, comma 1.

6. Due o più aree boscate attigue concorrono a formare un'unica tagliata, quando la distanza tra i punti più vicini delle due aree è inferiore a venti metri e l’area ospita strutture, infrastrutture, tare forestali permanenti oppure soprassuolo forestale non utilizzato. Allorché tra le aree boscate attigue sia lasciata una fascia con soprassuolo non utilizzato, questo può essere oggetto di taglio di fine turno decorsi due anni per i cedui e dieci anni per le fustaie, dalla conclusione degli ultimi lavori di utilizzazione del lotto adiacente alla fascia, oppure può essere utilizzato alla conclusione del turno successivo unitamente all’utilizzazione del resto del soprassuolo, anche se di età superiore a quella di cui all’articolo 41.

7. Qualora gli interventi di tagliata previsti in piani di gestione ed assestamento forestale o in altri atti panificatori ad essi assimilati, determinino, in relazione alle adiacenze per interventi contigui in altre proprietà non pianificate, un’estensione delle tagliate superiore a quanto indicato dal comma 1, nelle proprietà non pianificate si deve rilasciare, in adiacenza alla proprietà pianificata, una fascia non utilizzata di almeno venti metri di larghezza.

Art. 20
(Epoca di esecuzione degli interventi di utilizzazione forestale)

1. Gli interventi di utilizzazione di fine turno nei boschi di alto fusto e nei cedui sono consentiti nel periodo compreso tra il 1° ottobre ed il 15 aprile dell’anno successivo.

2. Nel periodo di sospensione dei tagli, sono consentiti gli interventi a carico del soprassuolo arboreo, esclusi quelli di cui al comma 1, arbustivo ed erbaceo, anche al fine della prevenzione degli incendi. Questi ultimi interventi si eseguono, di norma, con strumenti privi di motore a scoppio. Qualora si dovesse necessariamente ricorrere al loro uso, l’operatore deve adottare tutti gli accorgimenti possibili per ridurre al minimo il rischio di innesco di incendi.

3. Per gli interventi di utilizzazione forestale da eseguirsi all’interno delle aree naturali protette o dei siti di cui al d.p.r. 357/1997 e successive modificazioni, la stagione di taglio può essere modificata, allorché sia previsto dai piani delle aree naturali protette ovvero dai criteri forestali di cui all’articolo 33 della l.r. 29/1997 e successive modificazioni nonché dai piani di gestione approvati dei siti previsti dal d.p.r. 357/1997 e successive modificazioni, assicurando comunque un periodo di almeno cinque mesi per l’esecuzione delle utilizzazioni forestali.

4. Per esigenze di difesa fitosanitaria, i tagli possono eseguirsi durante qualsiasi periodo dell’anno, previo parere favorevole del Servizio fitosanitario regionale, mentre per le potature l’epoca è definita dall’articolo. 72.

Art. 21
(Criteri per la determinazione dell’età del soprassuolo forestale)

1. In caso di incerta definizione dell’età del soprassuolo di un popolamento coetaneo, questa può determinarsi facendo la media della conta degli anelli di accrescimento di due piante appartenenti alla classe diametrica media delle piante del soprassuolo.

2. Per l’esecuzione dell’operazione di cui al comma 1, è ammesso l’abbattimento delle piante, nella misura specificata dallo stesso comma 1, anche al di fuori della stagione di taglio.

Art. 22
(Tutela della biodiversità)

1. La rinnovazione naturale di origine gamica è lo strumento preferenziale per la conservazione del germoplasma vegetazionale e per la salvaguardia dei boschi dai processi di degrado.

2. Ai sensi dell’articolo 46 della legge forestale, per l’esecuzione di rinfoltimenti, rimboschimenti, ampliamenti, ringiovanimenti, ripristino di soprassuoli forestali, nonché di sostituzioni e mutazioni della specie, può impiegarsi materiale di propagazione e riproduzione proveniente dalla zona di impiego, con le modalità indicate dal citato articolo 46 della legge forestale. Per gli stessi fini può, altresì, essere impiegato materiale vivaistico certificato nonché materiale raccolto nelle immediate adiacenze, o comunque affine. In quest’ultimo caso, ai sensi dell’articolo 46 della legge forestale, deve inviarsi apposita comunicazione agli enti competenti secondo le modalità di cui all’articolo 7, comma 4.

3. Le specie erbacee arbustive ed arboree protette ai sensi della legge regionale 19 settembre 1974, n. 61 (Norme per la protezione della flora erbacea ed arbustiva spontanea) possono essere oggetto di utilizzazione secondo quanto previsto dalla citata legge. Tale utilizzazione, in particolare, è consentita ai fini della prevenzione degli incendi boschivi limitatamente alle fasce di protezione delle aree boscate adiacenti alle strade pubbliche.

4. Nelle aree in cui sono presenti specie di cui all’allegato B, il pascolo può esercitarsi purché il proprietario dell’area adotti preventivamente gli interventi necessari per la salvaguardia delle specie di cui alla l.r. 61/1974, se presenti.

5. In tutti i tagli di utilizzazione di fine turno effettuati in aree di proprietà pubbliche, deve essere rilasciata almeno una pianta per ogni dieci ettari, o loro frazione, di superficie utilizzata da destinare ad invecchiamento indefinito. L’esemplare da rilasciare è quello di maggiore età presente nella superficie interessata dall’intervento, scelto tra le piante in buono stato vegetativo e non soggette a fitopatie.

6. Nei boschi di aree di proprietà pubblica, allorché il soprassuolo sia danneggiato da eventi meteorici avversi, a seguito dei quali siano stroncate e/o abbattute piante, oppure loro parti, fatti salvi gli eventuali diritti di uso civico, parte di esse devono essere rilasciate sul letto di caduta. In particolare, se l’abbattimento riguarda intere piante, deve rilasciarsi almeno un tronco individuato tra quello di maggiore dimensioni, mentre se trattasi di parti di piante, queste devono rilasciarsi in misura non inferiore al 20%. Tale rilascio non deve riguardare le piante affette da fitopatie e non è dovuto nelle fasce di ampiezza di venti metri adiacenti alle strade asfaltate pubbliche.

Art. 23
(Ripristino dello stato dei luoghi)

1. I lavori di ripristino dello stato dei luoghi previsti dall’articolo 85, della legge forestale, devono ricomprendere la manutenzione, da parte del soggetto esecutore, fino al raggiungimento dello stato di regime dell’intervento e comunque per un periodo non superiore ai dieci anni.

2. Qualora i lavori di ripristino dei luoghi riguardino la ricostruzione del soprassuolo, questi devono effettuarsi utilizzando specie autoctone dell’area, preferibilmente arboree, incluse negli allegati A1 e A2, della legge forestale. Nel caso, invece, l’area ospitasse soprassuolo arbustivo, anche di specie diverse da quelle di cui all’allegato A3, della legge forestale, in fase evolutiva al bosco, il ripristino può realizzarsi introducendo specie arboree di cui all’allegato A1, della legge forestale. Se il ripristino riguarda anche l’assetto del suolo, gli interventi specifici devono realizzarsi in conformità a quanto previsto dalle disposizioni in materia di difesa del suolo privilegiando tecniche di ingegneria naturalistica.

3. La Regione può prescrivere la nuova esecuzione dei lavori di ripristino dello stato dei luoghi, qualora, entro dieci anni dalla loro realizzazione, venisse meno la loro funzionalità per cause diverse da eventi eccezionali non imputabili direttamente al trasgressore.

Art. 24
(Uso della viabilità forestale a fini ricreativi e sportivi)

1. L’uso della viabilità forestale, ai sensi dell’articolo 41 della legge forestale, è regolato dalla legge regionale 30 marzo 1987, n. 29 (Disciplina della circolazione fuoristrada dei veicoli a motore).

2. In conformità a quanto previsto dall’articolo 43 della legge forestale, gli enti di gestione delle aree naturali protette, e gli enti locali possono individuare percorsi interni alle aree boscate utilizzabili per attività sportive e ricreative, quali piste ciclabili, avendo avuto cura di verificare che lungo il percorso non sussistano condizioni di rischio per gli utenti.

3. La viabilità interna ai cantieri forestali può essere utilizzata per attività sportive e ricreative soltanto al termine dei lavori del cantiere. Qualora, alla conclusione dei lavori, sia stata rilasciata lateralmente alla pista della massa legnosa in attesa dell’esbosco, la viabilità può essere utilizzata, purché la massa legnosa sia preventivamente posta in sicurezza.

Art.25
(Coltivi abbandonati)

1. Le aree che alla data di entrata in vigore della legge forestale erano già qualificate al catasto come prato, prato irriguo, prato arborato, prato irriguo arborato, pascolo, pascolo arborato e pascolo cespugliato, conservano la loro qualifica ed attualità di coltura nella misura consentita dallo stato di fatto e dei luoghi. Per queste aree la manutenzione, la pulizia ed il ripristino all’attività ordinaria è consentita senza necessità dell’autorizzazione o della comunicazione di cui all’articolo 7, purché le aree non ospitino boschi oppure popolamenti assimilati.

2. Se le aree di cui al comma 1 sono coltivate a oliveti, ovvero ospitano piante del genere olea sspp., il cui impianto è di origine antropica ed è stato oggetto di coltivazione, per le quali sussistono obblighi connessi alla loro precedente introduzione, il ripristino dell’attività ordinaria è consentito, previa comunicazione alla Regione, con le modalità di cui all’articolo 7, commi 4 e 6, alla quale è allegata la documentazione attestante i vincoli esistenti. Se non sussistono obblighi connessi alla loro precedente introduzione, il ripristino dell’attività ordinaria :
a)         è soggetto alla comunicazione di cui all’articolo 7, commi 4 e 6, quando le aree ospitano piante di cui agli allegati A1, con esclusione dell’olea europea L. subsp. oleaster, A2 ed A3 della legge forestale, che abbiano età mediamente inferiore a tre anni;
b)         è soggetto ad autorizzazione da parte dell’ente competente, con le modalità di cui all’articolo 7, commi 1, 2, 3 e 6, quando le aree ospitano piante di cui agli allegati A1, con esclusione dell’olea europea L. subsp. oleaster, A2 ed A3 della legge forestale, che abbiano età superiore a tre anni ed inferiore a dieci anni;
c)         è soggetto ad autorizzazione da parte dell’ente competente, con le modalità di cui all’articolo 7, commi 1, 2, 3 e 6, previo parere della sezione, quando le aree ospitano piante di cui agli allegati A1, con esclusione dell’olea europea L. subsp. oleaster, A2 ed A3 della legge forestale, che abbiano età mediamente superiore a dieci anni. Per le aree per la quali la mancata coltivazione agronomica oppure l’applicazione di altre pratiche agronomiche, derivi dall’adesione della proprietà a programmi pubblici di ritiro dei terreni dalla coltivazione di seminativi, i dieci anni decorrono dalla conclusione del periodo di ritiro programmato.

3. Nei casi diversi dal comma 2, l’ente competente può autorizzare, con le modalità di cui all’articolo 7, commi 1, 2, 3 e 6, il ripristino dell’attività ordinaria del fondo delle aree assimilate a bosco, previo parere vincolante del sezione. Il ripristino dell’attività ordinaria del fondo è sempre ammesso, previa autorizzazione dell’ente competente, qualora l’abbandono sia dovuto a cause indipendenti dalla volontà del conduttore. Il ripristino dell’attività ordinaria non costituisce una trasformazione della qualità di coltura ai sensi dell’articolo 37 della legge forestale.

4. Le autorizzazioni di cui ai commi 2 e 3, ricomprendono anche l’esecuzione di tutte le operazioni necessarie per il corretto ripristino dell’attività, quali l’espianto, lo sradicamento delle ceppaie e la sostituzione delle piante esistenti, purché l’operazione non alteri la stabilità idrogeologica del territorio e non determini una variazione di destinazione d’uso del fondo.

Capo II
Disposizioni comuni per la gestione dei boschi di proprietà pubblica e privata

SEZIONE I
GESTIONE DEI FONDI PER LE MIGLIORIE DEI BOSCHI DI PROPRIETÀ PUBBLICA

Art. 26
(Attività finanziabili con i fondi accantonati per migliorie boschive)

1. Per i boschi di proprietà pubblica, indipendentemente da coloro che eseguono la gestione, gli enti pubblici proprietari, ai sensi dell’articolo 21 della legge forestale, sono tenuti ad accantonare parte degli introiti in apposito capitolo di spesa vincolato del bilancio. Sono soggetti all’obbligo di accantonamento del 20% di cui al comma 3 dell’articolo 21 della legge forestale, tutti gli enti pubblici che non abbiano presentato agli Uffici Regionali il piano di gestione ed assestamento forestale per l’approvazione.

2. Le attività ammesse a finanziamento o cofinanziamento con i fondi accantonati ai sensi del comma 1, purché connesse ad aree boscate, sono, in ordine di priorità:
a)         la pianificazione forestale;
b)         le opere e gli interventi di sistemazione conseguenti a processi di degrado del patrimonio forestale e delle infrastrutture interne al patrimonio stesso;
c)         le opere e gli interventi per la razionalizzazione dell’uso delle risorse forestali, per la tutela e la salvaguardia delle medesime, comprendendo interventi diretti sul soprassuolo, sulle infrastrutture e strutture di servizio interne alle aree boscate e per l’acquisto e/o manutenzione di mezzi e macchine prevalentemente impiegate nella gestione, controllo e prevenzione dei processi di degrado del patrimonio forestale;
d)         le opere e gli interventi per la prevenzione, previsione e lotta attiva agli incendi boschivi;
e)         le opere e gli interventi per la valorizzazione delle risorse forestali;
f)          gli studi, le ricerche, la formazione e l’aggiornamento degli operatori del settore forestale;
g)         la redazione della cartografia e dell’inventario forestale del Lazio.

3. Gli importi di cui al comma 1 sono impiegabili anche per il pagamento di ratei contratti per la realizzazione degli interventi indicati.

4. Nel caso di bandi e/o avvisi pubblici aperti per l’acquisizione di fondi pubblici europei, nazionali e regionali, da destinare al cofinanziamento di opere e/o interventi rientranti tra quelli specificati al comma 2, gli enti pubblici possono utilizzare i fondi accantonati per il finanziamento della quota di competenza, purché i boschi siano pianificati ovvero sia stata interamente finanziata la redazione della loro pianificazione.

SEZIONE II
DISPOSIZIONI PER LA GESTIONE DEI BOSCHI DI ALTO FUSTO

Art. 27
(Disposizioni generali)

1. Per le fustaie non pianificate gli interventi di utilizzazione forestale di fine turno si effettuano, in conformità alle previsioni dell’articolo 19, mediante la presentazione all’ente competente:
a)         del progetto di utilizzazione forestale di cui all’articolo 11, per superfici al taglio di estensione pari o superiore a 3 ettari;
b)         della dichiarazione di taglio di cui all’articolo 12 per superfici al taglio di estensione inferiore a 3 ettari.

2. Tutte le piante per cui è previsto il taglio sono contrassegnate con martello forestale con sigla del tecnico agro-forestale abilitato. Nei tagli a raso si può limitare la contrassegnatura alle sole piante sul perimetro. La martellata delle piante al taglio deve essere completata prima dell’avvio dell’utilizzazione forestale ed il piedilista di martellata di cui articolo 11, comma 3, lettera b), numero 2), è allegato alla comunicazione di avvio dei lavori di cui all’articolo 7, comma 4, mentre, se è richiesta l’autorizzazione di cui all’articolo 7, comma 1, è presentato precedentemente al rilascio dell’autorizzazione.

3. Per gli interventi soggetti ad autorizzazione, ai fini dell’istruttoria deve procedersi alla segnatura secondo le consuetudini locali, di tutte le piante da rilasciarsi a dote del bosco, presenti all’interno di aree modello di estensione non inferiore al 10% di quella al taglio, se trattasi di fustaie disetanee o articolate e al 4% per le altre fustaie, con appezzamenti minimi non inferiori a duemila metri quadrati, ripartiti tra le diverse tipologie di taglio e situazioni del bosco. Il piedilista delle piante delle aree di saggio, distinto tra le piante da abbattere e quelle da rilasciare, deve presentarsi con il progetto di utilizzazione forestale, in sostituzione del piedilista di martellata cui articolo 11, comma 3, lettera b), numero 2).

Art. 28
(Soprassuoli transitori)

1. Nei soprassuoli transitori derivati da conversioni da ceduo a fustaia ovvero da conversione dei cedui invecchiati ad alto fusto, a seguito del taglio di avviamento, i tagli successivi devono realizzarsi in conformità a quanto indicato dall’articolo 29 per i tagli intercalari delle fustaie coetanee, tranne nel caso in cui gli interventi siano previsti da piani di gestione ed assestamento forestale regolarmente approvati ed ancora vigenti.

Art. 29
(Tagli intercalari delle fustaie coetanee)

1. Nelle fustaie coetanee o coetaneiformi, sia trattate a raso, sia con tagli successivi, sono consentiti, previa comunicazione di inizio attività ai sensi dell’articolo 7, i seguenti tagli intercalari:
a)         gli interventi sanitari per asportazione di piante danneggiate e deperienti;
b)         gli sfolli e i diradamenti, purché non si asporti oltre il 30% delle piante presenti e le chiome delle piante superstiti restino tra loro distanziate, mediamente, di non oltre:
1) 2 metri per le specie a temperamento sciafilo;
2) 3,5 metri per le altre specie.

2. Qualora ai tagli intercalari si dovesse dare una maggiore intensità, gli stessi sono autorizzati dall'ente competente, ai sensi dell’articolo 7, sulla base del progetto di utilizzazione forestale di cui all’articolo 11.

3. Se i tagli intercalari sono realizzati con finanziamento pubblico, il taglio definitivo del soprassuolo deve effettuarsi dopo dieci anni dalla realizzazione dei tagli intercalari stessi, a meno che l’ente pubblico che concede il contributo non stabilisca diversamente.

Art. 30
(Fustaie coetanee trattate a taglio a raso)

1. Le fustaie coetanee trattate a taglio a raso per le quali, a distanza di tre anni dal taglio, risulti assente o carente la rinnovazione naturale, devono essere rimboschite, previa autorizzazione ai sensi dell’articolo 7, sulla base del progetto di miglioramento e ricostituzione boschiva di cui all’articolo 10.

2. Ai fini della regolare esecuzione dei lavori, l'ente competente può esigere dall’interessato, prima dell'utilizzazione, un congruo deposito cauzionale a garanzia non inferiore al 10% del valore del soprassuolo da utilizzare, vincolato a favore dell'ente competente stesso per provvedere alla rinnovazione artificiale.

3. L’interessato, nel corso dei lavori, può chiedere la graduale e proporzionale disponibilità della somma mediante presentazione di stati di avanzamento. Lo svincolo dei fondi intermedi e finali è eseguito sulla base di specifico atto dell’ente competente .

Art. 31
(Fustaie coetanee a tagli successivi)

1. Nelle fustaie a tagli successivi, dopo il taglio di sementazione, da eseguirsi non prima dell'età del turno e in conformità all’articolo 19, comma 1, deve comunque risultare una provvigione legnosa non inferiore ai seguenti quantitativi per ettaro:
a)         per i boschi di faggio 200 metri cubi;
b)         per i boschi di quercia140 metri cubi;
c)         per i boschi di conifere 150 metri cubi.

2. Ove la provvigione scenda al di sotto dei quantitativi di cui al comma 1, i tagli di sementazione, qualora non inseriti all’interno di un piano di assestamento e gestione forestale, sono subordinati alla preventiva autorizzazione, ai sensi dell’articolo 7, dell'ente competente e devono eseguirsi sulla base del progetto di utilizzazione forestale di cui all’articolo 11, comma 3.

3. Il taglio di sgombero può eseguirsi quando la rinnovazione si sia affrancata.

4. Dopo dieci anni dal taglio di sementazione, in assenza di rinnovazione, si può procedere al primo taglio secondario, rilasciando una provvigione legnosa non inferiore alla metà di quella presente. In caso di rinnovazione assente o carente si procede, entro i successivi dieci anni, alla rinnovazione artificiale delle aree prive di vegetazione arborea.

5. Se dopo il secondo taglio secondario, la rinnovazione naturale risulti carente, si può procedere al taglio di sgombero con successiva rinnovazione artificiale, previo deposito cauzionale a garanzia pari al 20% del valore del soprassuolo.

6. Per i boschi non pianificati, i tagli secondari e di sgombero di cui ai commi 3, 4 e 5 devono essere comunicati ai sensi dell’articolo 7 ed eseguiti sulla base del progetto di utilizzazione forestale di cui all’articolo 11, comma 3.

Art. 32
(Turni minimi per le fustaie)

1. Per le fustaie coetanee i turni minimi per l’utilizzazione di fine turno sono i seguenti:
a)         fustaie di faggio sopra 1200 metri s.l.m., anni 110;
b)         fustaie di faggio sotto 1200 metri s.l.m., anni 90;
c)         fustaie di querce, anni 90;
d)         fustaie di castagno, anni 60;
e)         fustaie di douglasia, anni 50;
f)          fustaie di altre conifere, anni 70.

2. Per le fustaie di faggio, qualora ricadano al di sopra dei 1200 metri s.l.m. in misura inferiore al 20% del totale della superficie territoriale destinata all’utilizzazione, può applicarsi il turno di 90 anni per l’intera superficie di intervento.

Art. 33
(Taglio saltuario o a scelta delle fustaie disetanee)

1. Nei boschi di alto fusto trattati a taglio saltuario o a scelta, fatto salvo il caso in cui si tratti di boschi pianificati, l'utilizzazione deve essere sempre eseguita, previa di inizio attività ai sensi dell’articolo 7, sulla base del progetto di utilizzazione forestale di cui all’articolo 11. L’intervento va eseguito con criteri essenzialmente colturali, osservando un periodo di curazione non inferiore a dieci anni e lasciando, dopo il taglio, una provvigione non al di sotto:
a)         per i boschi di faggio di 250 metri cubi/ettaro;
b)         per i boschi di specie quercine di 170 metri cubi/ettaro.

2. La massa utilizzata non deve comunque superare il 25% di quella presente. Se il prelievo risulta essere maggiore, l’intervento deve essere oggetto di specifica autorizzazione dall’ente competente ai sensi dell’articolo 7.

Art. 34
(Tagli delle fustaie articolate)

1. I boschi con soprassuolo che non sia totalmente coetaneo o disetaneo, ai fini del taglio, sono di norma equiparati ai boschi disetanei

SEZIONE III
DISPOSIZIONI PER LA GESTIONE DEI BOSCHI CEDUI

Art. 35
(Disposizioni generali)

1. Per i boschi cedui non pianificati gli interventi di utilizzazione forestale di fine turno si effettuano, in conformità alle previsioni dell’articolo 19, mediante la presentazione all’ente competente :
a)         del progetto di utilizzazione forestale di cui all’articolo 11, per superfici al taglio di estensione pari o superiore a 3 ettari;
b)         della dichiarazione di taglio di cui all’articolo 12 per superfici al taglio di estensione inferiore a 3 ettari;

2. Per gli interventi di utilizzazione di fine turno su aree pari o superiori a tre ettari, tutte le matricine di turno superiore al secondo di cui è previsto il taglio, prima della loro utilizzazione, sono contrassegnate con martello forestale con sigla del tecnico agroforestale abilitato. Il piedilista di martellata di cui all’articolo 11, comma 4, lettera b), numero 2), deve essere inviato all’ente competente contestualmente alla comunicazione di inizio attività, oppure, se è richiesta l’autorizzazione, precedentemente al suo rilascio.

3. Per gli interventi soggetti ad autorizzazione, ai fini dell’istruttoria, deve procedersi alla segnatura secondo le consuetudini locali, quali l’anello per gli allievi e tre punti per le matricine di secondo o turni superiori, di tutte le piante da rilasciarsi a dote del bosco presenti all’interno di aree modello di estensione non inferiore ad almeno il 3% della superficie complessiva da utilizzarsi, su appezzamenti minimi non inferiori a ottocento metri quadrati ripartiti tra le diverse tipologie di taglio e di struttura del soprassuolo. Il piedilista delle piante delle aree di saggio, distinto tra le piante da abbattere e quelle da rilasciare, deve presentarsi con il progetto di utilizzazione forestale, in sostituzione del piedilista di martellata cui articolo 11, comma 4, lettera b), numero 2).

Art. 36
(Riserve di matricine)

1. Il numero di matricine del turno da riservare per ogni ettaro di superficie deve essere almeno:
a)         n. 30 per il castagno;
b)         n. 90 per il faggio di cui almeno 1/3 di età multipla del turno;
c)         n. 60 per le altre specie di cui almeno 1/3 di età multipla del turno.

2. Per ogni 5 ettari o sua frazione di estensione della tagliata, superiore ai limiti di cui all’articolo 19, comma 1, il numero minimo di matricine del turno deve essere aumentato in ragione di cinque matricine ad ettaro, da rilasciarsi mediamente su tutta l’area al taglio.

3. Le matricine sono tagliate ad una età almeno doppia del turno del ceduo, calcolata con riferimento al turno minimo, e contemporaneamente all’utilizzazione del resto del soprassuolo. Tutte le matricine di oltre il secondo turno, per cui è previsto il taglio, devono essere contrassegnate con martello forestale con sigla del tecnico agroforestale abilitato, tranne nel caso dell’utilizzazione dei boschi mediante la dichiarazione di taglio di cui all’articolo 12.

4. Qualora le esigenze della rinnovazione lo richiedano, con provvedimento motivato, l'ente competente può prescrivere il rinvio del taglio ad un turno successivo di tutte o parte delle matricine presenti, anche se in numero superiore a quelle di cui al comma 1. Il taglio di quelle di età multipla del turno può variare anche in misura non proporzionale a seconda della situazione strutturale del bosco, della stazione e può essere definito a seconda del contesto di intervento.

5. Quando non siano presenti matricine di età multipla del turno, oppure nei casi in cui è specificatamente prevista la riduzione del loro numero, devono rilasciarsi matricine del turno in numero maggiore, tale da conformarsi ai valori indicati dal comma 1.

6. Nei casi di boschi o di circoscritte aree boscate da trattarsi con matricinatura intensiva, il numero massimo delle matricine da riservarsi può essere fino al triplo dei valori minimi indicati dal comma 1, di cui quello delle matricine di età multipla del turno può variare anche in misura non proporzionale a seconda della situazione strutturale del bosco e della stazione.

7. Nei boschi cedui di ontano, robinia, nocciolo selvatico, pioppo, salice ed eucalipti non è obbligatoria la riserva di matricine. L’interessato è comunque tenuto a rinnovare le ceppaie morte od esauste nella stagione adatta, successiva al taglio, mediante semina o piantagione.

Art. 37
(Criteri di selezione delle matricine)

1. Almeno il 75% delle matricine debbono essere scelte fra le piante da seme o, in mancanza, fra i polloni migliori e più sviluppati, di diametro non inferiore a quello medio indicato nel progetto di utilizzazione forestale di cui all’articolo 11, in relazione alle classi di età e ai tipi strutturali del soprassuolo, distribuite possibilmente in modo uniforme su tutta la superficie della tagliata, includendo anche le matricine di specie diverse da quella dominante.

2. Possono rilasciarsi, ed entrano nel computo delle matricine dell’area, le piante di specie diversa da quella prevalente nell’area, in particolare devono rilasciarsi le piante di alto fusto di specie fruttifere o produzioni di qualità. Le piante di conifere eventualmente presenti nei cedui vanno inserite nel computo delle matricine, se sono di dimensioni equivalenti a queste ed eventualmente devono essere utilizzate in concomitanza all’utilizzazione del soprassuolo a ceduo.

3. A ridosso delle buche del soprassuolo, dei fossi, dei corsi d’acqua e delle aree con pendenza superiore al 30%, si devono rilasciare matricine in densità maggiore, nella misura del 10% rispetto ai valori minimi, scelte soprattutto tra quelle di età del turno. A ridosso dei fossi, dei corsi d’acqua e delle aree con pendenza superiore al 30% devono essere abbattute quelle poste in equilibrio precario soprattutto se particolarmente pesanti. Vanno sempre salvaguardate le matricine poste ai margini della viabilità a meno che si possano individuare in loro sostituzione soggetti d’avvenire migliori.

4. Per il castagno e per le altre specie sensibili all’isolamento per temperamento e/o per caratteristiche stazionali, può adottarsi la matricinatura a gruppi, localizzati preferibilmente nelle zone dove la loro presenza può meglio assicurare la rinnovazione del bosco.

Art. 38
(Turno dei boschi cedui)

1. Per i boschi cedui puri o misti con specie nettamente prevalenti il turno dei tagli non può essere inferiore:
a)         per il faggio ad anni 25;
b)         per le querce caducifoglie ed il carpino ad anni 16;
c)         per il leccio e la macchia mediterranea ad anni 20;
d)         per il castagno ad anni 14;
e)         per la robinia ad anni 12;
f)          per l'ontano, nocciolo selvatico e salice ad anni 10;
g)         per gli eucalitti ad anni 10.

2. Per i boschi cedui misti sono da osservare i turni della specie predominante in termini di area basimetrica.

3. Per i boschi cedui a sterzo il taglio di curazione è consentito quando i polloni di maggiore diametro hanno raggiunto l'età di anni 24. L’intervento si esegue previa autorizzazione ai sensi dell’articolo 7, sulla base del progetto di utilizzazione forestale di cui all’articolo 11.

4. Qualora il turno in atto dei boschi cedui sia più breve di quello prescritto dal comma 1, dopo l'entrata in vigore del presente regolamento, il primo taglio di fine turno può effettuarsi ad una età intermedia tra i due turni.

5. Per gli impianti artificiali destinati alla formazione di soprassuoli a governo a ceduo, a meno che diversamente indicato dagli atti autorizzativi degli impianti stessi, la prima ceduazione può eseguirsi quando le piante abbiano raggiunto mediamente almeno otto centimetri di diametro al calcio, con le modalità di cui all’articolo 19.

Art. 39
(Tagli intercalari)

1. Nei cedui semplici, matricinati e composti, gli interventi intercalari possono essere eseguiti in qualsiasi periodo dell’anno, ad eccezione del periodo a rischio di incendi boschivi, qualora debbano usarsi strumenti alimentati da motore a scoppio, senza limiti di estensione dell’intervento. L’intervento deve eseguirsi:
a)         sui soli polloni del turno;
b)         sulla superficie;
c)         prioritariamente sulle piante ammalate, deperienti, aduggiate, senza prospettive di sviluppo.

2. L’intervento ci cui al comma 1 deve rilasciare mediamente almeno tre polloni per ceppaia ed in tal caso può effettuarsi sulla base della comunicazione di inizio attività prevista dall’articolo 7, cui è allegata la dichiarazione di taglio di cui all’articolo 12. Se l’asportazione è di entità superiore, l’intervento deve essere autorizzato dall’ente competente ai sensi dell’articolo 7, sulla base del progetto di utilizzazione forestale indicato dall’articolo 11. Nel corso delle utilizzazioni intercalari non possono abbattersi matricine.

3. Qualora l’intervento sia realizzato con contributi pubblici, l’ente erogatore degli stessi può indicare il numero degli anni minimi, non inferiore a quattro, entro il quale non può effettuarsi il taglio di fine turno.

Art. 40
(Conversione dei cedui)

1. I tagli di avviamento a fustaia sono comunicati, ai sensi dell’articolo 7, dall’ente competente, sulla base del progetto di utilizzazione forestale di cui all’articolo 11, comma 4 oppure del progetto di miglioramento e ricostituzione boschiva previsto dall’articolo 10.

2. Il progetto di utilizzazione forestale di cui all’articolo 11, comma 4 oppure il progetto di miglioramento e ricostituzione boschiva di cui all’articolo 10, oltre ai contenuti indicati nei citati articoli 11 e 10, devono riportare un cronogramma orientativo dei lavori intercalari successivi.

3. Gli interventi successivi a quelli di avvio della conversione, devono essere conformi a quanto indicato dai progetti di cui al comma 1 nonché alle disposizioni relative ai tagli intercalari delle fustaie.

Art. 41
(Utilizzazione dei boschi cedui di età elevata)

1. Si intendono boschi cedui di età elevata, anche denominati cedui invecchiati ai sensi della legge regionale 6 luglio 1998, n. 24 (Pianificazione paesistica e tutela dei beni e delle aree sottoposte a vincolo paesistico) e successive modificazioni, quelli aventi età superiore a quella indicata nella seguente tabella

Boschi cedui di Ceduo di età elevata (anni)
Faggio 38
Querce caducifoglie 32
Carpino nero 32
Leccio e macchia mediterranea 40
Castagno 35
Ontano, nocciolo selvatico, salice 36
Robinia 30
Eucalitti 30

2. Per i boschi cedui semplici e matricinati, che non siano stati utilizzati per un periodo uguale o superiore a quello indicato dal comma 1 del presente articolo, da convertire in alto fusto, si applicano le norme di cui all’articolo 40.

3. Per i boschi cedui semplici e matricinati, che non siano stati utilizzati per un periodo uguale o superiore a quello indicato dal comma 1 del presente articolo, qualora l’intervento sia finalizzato al ripristino della gestione ordinaria del governo a ceduo in tutta o parte della superficie interessata dall’intervento, l’interessato deve richiedere l’autorizzazione all’ente competente, ai sensi dell’articolo 7, indipendentemente dalla superficie oggetto di intervento, allegando il progetto di utilizzazione forestale di cui all’articolo 11.

4. L’autorizzazione di cui al comma 3 è rilasciata previo parere vincolante della sezione in conformità all’articolo 8, della legge forestale. In sede di autorizzazione, l’ente competente può prescrivere, anche solo per una parte della superficie interessata, la trasformazione del bosco in ceduo composto, oppure la conversione all'alto fusto, tenendo conto, in particolare, i parametri ecologico-stazionali.

5. Nel caso di intervento da eseguirsi sulla base di un progetto di utilizzazione forestale, oltre agli elementi indicati dall’articolo 11, comma 4, il progetto deve anche illustrare la situazione strutturale del bosco rilevando i parametri dendro-auxocormometrici di seguito indicati, su almeno il 4% della superficie utile forestale rappresentativa del tipo di soprassuolo:
a)         numero delle ceppaie per unità di superficie;
b)         numero polloni per ceppaia;
c)         numero, diametro ed altezza media dei polloni;
d)         numero, diametro ed altezza media delle piante affrancate, isolate e delle piante di alto fusto;
e)         eventuali altri indicatori che si ritenessero opportuni per l’inquadramento strutturale del soprassuolo;

6. Il progetto di cui al comma 5 deve, altresì, indicare gli effetti sulla stabilità idrogeologica dell’area, i criteri di utilizzazione, di esbosco e le misure per assicurare la rinnovazione del soprassuolo.

7. Sono soggetti alle disposizioni del presente articolo i cedui a sterzo i cui polloni più vecchi abbiano raggiunto l'età di 36 anni.

Art. 42
(Disposizioni particolari)

1. La pratica dello scortecciamento è sempre vietata. E' ammesso, senza necessità dell’autorizzazione o della comunicazione di cui all’articolo 7, il taglio della frasca nel terzo inferiore dello sviluppo della chioma.

2. Nell'esecuzione del taglio nei boschi cedui deve essere effettuata la riceppatura oppure la tramarratura delle ceppaie vecchie e/o deperienti nonché il taglio dei monconi e dei polloni intristiti.

Art. 43
(Boschi cedui composti)

1. Le prescrizioni per il taglio dei boschi cedui, di cui ai precedenti articoli, valgono anche per il taglio dei boschi cedui composti, caratterizzati dall'esistenza di matricine di diversa età.

2. Sono cedui composti quei soprassuoli governati a ceduo, le cui matricine di riserva ammontano ad almeno 140 per ettaro, di cui 80 dell'età del turno dei cedui e 60 ripartito tra le classi di età multiple del turno.

Art. 44
(Piante a capitozza o a sgamollo)

1. La capitozzatura e la sgamollatura delle piante latifoglie è consentita, senza necessità dell’autorizzazione e della comunicazione di cui all’articolo 7, su piante e filari.

2. Sulle piante governate a capitozza e a sgamollo possono asportarsi solo le gettate dell'anno precedente, conservando quelle dell'ultima primavera ed un pollone tirasucchio, il quale sarà tagliato nella stagione prescritta ed all'età non minore di quattro anni.

3. L'epoca dei tagli sulle piante governate a capitozza e a sgamollo deve coincidere con quella degli altri cedui della stessa specie. E' tuttavia tollerata la consuetudine del taglio delle frasche da foraggio nei mesi di giugno e luglio, con l’obbligo in ogni caso per l’interessato di rinnovare le piante morte o esauste.