LA REGIONE PROMUOVE IL RECUPERO E IL RIUSO SOCIALE DEI BENI CONFISCATI ALLE MAFIE


19/04/2017 - La Regione Lazio promuove il recupero, la ristrutturazione ed il riuso sociale  dei beni confiscati  facendo leva sulla capacità dei Comuni  e del Terzo Settore di interpretare le esigenze espresse dalle comunità locali in un’ottica di corresponsabilità nel contrasto alle mafie.  Con la pubblicazione di questi due bandi  raccogliamo una sfida  che rilanciamo a tutte le Istituzioni affinché venga posto come tema cruciale dell’agenda del governo locale il rilancio del riutilizzo sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata , affermando cosi un principio di valore culturale, etico educativo nella lotta alle mafie  che ci deve vedere tutti protagonisti. Solo facendo ognuno la sua parte  accompagniamo  e sosteniamo  il lavoro prezioso della Magistratura e delle Forze di Polizia alle quali va tutta la nostra gratitudine.

Con questi bandi , uno rivolto alla ristrutturazione dei beni confiscati e l’altro di assegnazione di una villa appartenuta  ad  un esponente del clan dei  Casamonica,   costruiamo insieme la possibilità  concreta di trasformare un bene simbolo del potere criminale sul territorio da intoccabile a “patrimonio comune”, destinato cioè alla collettività per fini di utilità pubblica, di crescita condivisa e sostenibile. Un percorso che contiene in sé anche una importante valenza formativa, di educazione alla legalità e di possibile riscatto sociale.

Difficile, fino a 21  anni fa, immaginare che le ricchezze delle mafie potessero trasformarsi in opportunità di lavoro, in luoghi di stimolo alla partecipazione civile, in strumenti di cambiamento. Un risultato reso col tempo possibile grazie all'impegno di molti, frutto di un percorso che arriva da lontano. Dietro c'è l'intuizione di un grande siciliano, Pio La Torre, ucciso dalla mafia il 30 aprile del 1982 con il suo autista Rosario Di Salvo, che capì l'importanza di colpire le ricchezze mafiose sotto il profilo patrimoniale e insieme all'allora Ministro dell'Interno Virginio Rognoni  ispirò la prima legge sulla confisca dei beni. Il passo successivo fu nel 1996 l'approvazione della legge n. 109 sul riutilizzo sociale di quei beni per cui Libera si impegnò con la raccolta di oltre un milione di firme.

Le mafie possono essere sconfitte non solo sul piano militare ma anche, e prima di tutto, su quello del consenso, sul piano culturale. Il bene confiscato è il simbolo del riscatto, è simbolo fatto di gesti e azioni concrete. È visibile perché chiunque può accertarsi che quella casa oppure quel terreno, un tempo di proprietà mafiosa, è oggi un centro giovanile, una casa famiglia ecc.

La sfida è tutta qui. Scoprire che terreni, case, ville, un tempo appartenute alle mafie, possono tornare alla parte buona della società, dà la sensazione che le mafie non sono invincibili