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Rischio vulcanico e da gas endogeni

I vulcani presenti nel territorio della Regione Lazio sono considerati quiescenti dalla comunità scientifica, perché l'ultima eruzione risale a più di 10mila anni fa e si trova attualmente in una fase "di riposo".

Il rischio vulcanico è dato dal rapporto tra la frequenza e la forza delle eruzioni vulcaniche che interessano una determinata area, in relazione alla vulnerabilità delle strutture e agli elementi esposti; nella Regione Lazio la pericolosità vulcanica, cioè la probabilità che avvenga un'eruzione vulcanica, è minima, e questo rende minimo anche il rischio vulcanico, inteso come fenomeno eruttivo.

Il rischio vulcanico nel Lazio è presente sotto forma di fenomeni di vulcanismo secondario: alcune zone della Regione sono infatti interessate da emanazioni di gas endogeni quali anidride carbonica (CO2), idrogeno solforato (H2S), metano (CH4) in tracce e radon (Rn), che si manifestano costantemente, e in alcuni casi con picchi di concentrazione di notevole entità.

L'emissione dei gas dal suolo avviene in maniera pressoché continua, ma può subire un incremento in concomitanza di eventi sismici o per cause antropiche (scavi con smantellamento del terreno superficiale, realizzazioni di pozzi che permettono la fuoriuscita dei gas confinati nel sottosuolo). Questi gas sono più pesanti dell'aria, per questo tendono a stratificarsi nella parte più vicina al suolo.

I gas possono affluire nelle parti basse delle abitazioni, risalendo lungo piccole fratture nel suolo o da tubi e condutture. Sono più pesanti dell'aria e, in mancanza di ventilazione, ristagnano presso il pavimento. Il radon può anche essere rilasciato dalle pareti se queste sono costituite di rocce vulcaniche ricche di uranio ed altri elementi radioattivi, come quelli depositati nel Lazio dai vulcani attivi nel Quaternario.

I gas (CO2, H2S e Rn) che risalgono dal profondo possono formare bolle in acqua stagnante o in pozze di fango o essere emessi per diffusione dal suolo, in modo impercettibile all'occhio umano. All'aria aperta tali accumuli possono essere dannosi soprattutto per la vegetazione o provocare la morte di animali e di persone cadute accidentalmente in zone depresse del terreno (scavi, fosse).