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Piano regionale di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi. Periodo 2011-2014

 La Giunta Regionale ha approvato il "Piano regionale di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi. Periodo 2011-2014".

30/09/2011 - Con Deliberazione 16 settembre 2011, n. 415, pubblicata sul supplemento ordinario n. 169 del Bollettino Ufficiale della Regione Lazio n. 37 del 7 ottobre 2011, la Giunta regionale del Lazio ha approvato la nuova edizione del Piano regionale di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi, valido per il triennio 2011-2014, elaborato, in conformità alla Legge 21 novembre 2000, n. 353, nota come legge quadro in materia di incendi boschivi, ed al D.M. 20 novembre 2001 relativo alle Linee guida per la redazione dei Piani regionali, dalla Direzione regionale Protezione Civile, di concerto con il Corpo Forestale dello Stato  e  personale  proprio  di  altre  strutture  regionali.

Il presente Piano costituisce il documento programmatico fondamentale della Regione Lazio per organizzare e coordinare in modo efficace tutte le attività riguardanti l'antincendio boschivo, dalle fasi di previsione e prevenzione, fino alla predisposizione di risorse e mezzi necessari al contrasto e lotta attiva al fenomeno incendi boschivi.

La prima parte del Piano riguarda un inquadramento del contesto geografico ed ambientale con un'analisi degli aspetti importanti ai fini della previsione e prevenzione.

In primo luogo sono state illustrate le caratteristiche del territorio regionale sotto il profilo del clima e della vegetazione.

E' stato poi riportato il quadro delle risorse forestali del territorio laziale prendendo in esame i dati dell'Inventario Forestale Nazionale (IFNC 2005), che costituiscono un importante elemento di aggiornamento del quadro conoscitivo sul patrimonio forestale intervenuto negli ultimi anni.

Sono stati inoltre illustrati gli aspetti legati al valore ecologico e agli strumenti di protezione degli ambienti di particolare valore naturalistico, come le Aree Naturali Protette e i Siti della Rete ecologica europea Natura 2000 (SIC- Siti di Importanza Comunitaria e ZPS - Zone di protezione speciale), soffermandosi sugli habitat e sulle specie floristiche e faunistiche di importanza comunitaria in essi contenuti. Questa analisi dei valori di particolare pregio da difendere dal rischio di degrado e depauperamento, originato dagli effetti degli incendi boschivi sul territorio, ha anche interessato importanti componenti, quali le foreste demaniali e le aree di particolare interesse vegetazionale individuate ai sensi della L.R. 43/74.

Sono state poi esaminate le banche dati e le cartografie informatiche disponibili nel Sistema Informativo della Protezione Civile regionale e le strutture tecnologiche di cui è dotata la Sala Situazioni della Direzione Regionale.

Sempre nella parte dedicata alla previsione, sono stati esaminati i dati degli incendi boschivi relativi all'ultimo quinquennio, ponendoli in relazione alle statistiche di lungo periodo.

Successivamente sono state sinteticamente descritte le principali comunità vegetali interessate al fenomeno degli incendi, soffermandosi sugli aspetti legati alla propensione intrinseca all'innesco e alla propagazione del fuoco ed agli aspetti correlati all'utilizzazione antropica del suolo.

Utilizzando gli strumenti GIS del sistema informativo, sono state effettuate le elaborazioni che hanno consentito di pervenire alla zonizzazione del rischio mediante l'elaborazione dei dati per il calcolo di un Indice di Rischio complessivo su base comunale che prende in considerazione, per ciascun Comune, la pericolosità (esposizione agli incendi), il rischio potenziale, calcolato in base alla propensione all'innesco, attribuito alle diverse formazioni vegetazionali, il rischio reale (incendi effettivamente avvenuti), l'indice di rischio climatico e il valore naturalistico (aree protette).

L'intero territorio regionale risulta classificato in funzione dell'esposizione al rischio incendio boschivo: l'indice di rischio e la relativa classe di rischio è facilmente reperibile in un'apposita tabella presente nel Piano, al fine di adempiere agli obblighi di legge previsti per le amministrazioni comunali e per altre strutture amministrative anche regionali.

La tabella relativa all'indice di rischio e classe di rischio è inoltre completata da un elenco dei comuni che hanno subìto il maggior numero di incendi e da un altro elenco relativo ai comuni che non hanno subìto incendi nell'ultimo quinquennio di osservazione; segue poi l'elenco degli obiettivi da proteggere di importanza vegetazionale che debbono essere considerati prioritari in caso di incendio boschivo ai fini della pianificazione delle attività operative.

E' stata quindi aggiornata la tabella con i criteri di ripartizione per le risorse finanziarie.

La parte relativa alla prevenzione illustra le azioni necessarie a prevenire l'innesco di incendio e presenta anche una serie di indirizzi necessari che ne limitino l'incidenza del fenomeno e che ne attivino azioni di gestione e governo del territorio utili ed efficaci nel campo della prevenzione, dell'intervento e del ripristino.

Un tema di particolare importanza che si è ritenuto importante introdurre nel presente Piano è costituito dalle problematiche relative alle azioni di mitigazione degli effetti distruttivi del fuoco e di ripristino vegetazionale e geoambientale, che costituiscono un argomento al quale deve essere dedicata particolare attenzione ai fini della salvaguardia delle caratteristiche proprie dei popolamenti vegetali che caratterizzano il paesaggio vegetale del Lazio al fine di evitare fenomeni di inquinamento genetico. Occorre sottolineare quanto idonee azioni di ripristino post-incendio siano importanti non solo ai fini del recupero ambientale ma anche ai fini della prevenzione per le stagioni successive.

La quarta parte del Piano viene dedicata alla lotta attiva agli incendi boschivi. Viene presentato il modello di intervento incentrato sull'organizzazione delle risorse umane, la rete dei Centri Operativi e dei Distaccamenti territoriali del Corpo dei Vigili del Fuoco e del Corpo Forestale dello Stato, i mezzi in dotazione, aerei e terrestri, nonché i Dispositivi di Protezione Individuali, con l'analisi del rischio cui sono esposti gli operatori del volontariato attivi nelle operazioni antincendio sul campo.

Un rilievo particolare è stato poi conferito al Sistema di allertamento comunale per gli incendi di interfaccia. Esplicato secondo le "Linee guida" pubblicate nell'apposito Manuale, approntato dal Dipartimento di Protezione Civile, il Sistema di allertamento comunale illustra una organizzazione operativa incentrata sulla comunicazione dell'evento incendio da parte del Sindaco agli organi di intervento.

Il Piano si completa con la ricognizione della pianificazione A.I.B. delle aree naturali protette.

Per ciò che concerne gli aspetti inerenti i Piani antincendio delle Aree naturali Protette nazionali e regionali sono state raccolte le informazioni relative alla produzione dei Piani antincendio boschivo che gli Enti gestori  hanno predisposto o aggiornato nell'ultimo triennio.

Al Piano infine sono allegate le tavole degli elaborati cartografici, così come previsto dal D.M. 20 novembre 2001.