Sei in: Home \ rifiuti \ verso il nuovo piano di gestione dei rifiuti

VERSO IL NUOVO PIANO DI GESTIONE DEI RIFIUTI

Principi per un nuovo piano dei rifiuti del Lazio, il piano dei cittadini.

In ambito comunitario sono state emanate, in materia di rifiuti, le direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e rifiuti di imballaggio recepiti con il D.lgs. 22/97. Successivamente e sulla base delle esperienze acquisite nel settore, la Comunità Europea ha emanato la direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti che, oltre a riclassificare le discariche per i rifiuti non pericolosi, per rifiuti inerti e per rifiuti pericolosi, definisce i criteri per la loro realizzazione, la tempistica per l’adeguamento degli impianti esistenti, nonché le tipologie di rifiuti ammissibili. I concetti espressi dalla succitata norma, a livello nazionale sono stati recepiti e ulteriormente sviluppati con l’emanazione del D.lgs. 36/2003 recante l’attuazione della Direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche dei rifiuti. Nello specifico all’articolo 5 del D.lgs. 36/2003, prevede che entro un anno dalla data di entrata in vigore del medesimo decreto, ciascuna regione elabori un apposito programma per la riduzione dei rifiuti biodegradabili da collocare in discarica ad integrazione del piano regionale dei rifiuti di cui all'art. 22 del D.lgs. 22/1997, allo scopo di raggiungere, a livello di Ambito Territoriale Ottimale i seguenti obiettivi:

  • entro cinque anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto i rifiuti urbani biodegradabili devono essere inferiori a 173 kg/anno per abitante;
  • entro otto anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto i rifiuti urbani biodegradabili devono essere inferiori a 115 kg/anno per abitante;
  • entro quindici anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto i rifiuti urbani biodegradabili devono essere inferiori a 81 kg/anno per abitante”.

Il medesimo programma prevede altresì il trattamento dei rifiuti e, in particolare, il riciclaggio, il trattamento aerobico o anaerobico, il recupero di materiali o energia. Le regioni soggette a fluttuazioni stagionali del numero degli abitanti superiori al 10% devono calcolare la popolazione cui riferire gli obiettivi di cui sopra sulla base delle effettive presenze all'interno del territorio.

La Direttiva Comunitaria 2008/98/CE indica agli Stati Membri di raggiungere entro il 2020 almeno il 50% di riciclaggio dei rifiuti provenienti dai nuclei domestici nel rispetto della gerarchia stabilita dalle politiche sui rifiuti che impone alle amministrazioni di privilegiare, nell’ordine, la prevenzione della produzione e della pericolosità dei rifiuti, la preparazione per il riutilizzo, il recupero anche energetico, e residuale, lo smaltimento.

Grazie ad opportuni interventi normativi, alla destinazione di specifiche risorse, alla collaborazione delle province e dei comuni, ed alla partecipazione dei cittadini, si punta a tendere progressivamente agli obiettivi di prevenzione, che ammontano a ridurre fino a 540.000 tonnellate in 5 anni e fino a 640.000 tonnellate in 7 anni la produzione in ambito regionale e di raccolta differenziata al 65% di raccolta differenziata del totale prodotto su base regionale.

La chiusura del ciclo, e dunque la corretta destinazione dei materiali riciclati o comunque recuperati, e la corretta e sostenibile gestione degli scarti residui presso discariche controllate, hanno come condizione necessaria la messa a regime di tutti gli impianti previsti ed autorizzati costituenti il sistema regionale, la progettazione e l'autorizzazione di nuova impiantistica a servizio delle raccolte differenziate (compostaggio, trattamento imballaggi) laddove necessario, e secondo le migliori tecnologie disponibili.