Il Servizio Civile Universale. Ne parliamo con…Giovanni Bastianini

Testimonial BASTIANINI 3Giovanni Bastianini è Responsabile nazionale per il Servizio Civile dell’Ente al Dipartimento della Protezione Civile e Presidente della Consulta Nazionale per il Servizio Civile.

Quali sono i principali benefici attesi dopo la recente istituzione del Servizio Civile Universale?
La prima cosa da dire è che tutti i cambiamenti sono un’occasione che può essere colta o venire sprecata. Abbiamo alle spalle la storia del Servizio Civile, che sin qui è stata molto ricca e positiva, ma che aveva alcuni limiti che andavano superati. Il primo, il numero delle persone coinvolte.

Il secondo, la convinzione più o meno diffusa che il Servizio Civile fosse utile, ma non necessario: un’esperienza riservata a coloro che hanno maggiore accesso alle informazioni e un livello di cultura elevato. Con questa legge diventano chiari i vantaggi reciproci (per le istituzioni, gli enti, i ragazzi coinvolti) e di conseguenza la “necessarietà” (e non l’obbligo!) dell’Istituzione del Servizio Civile: uno strumento indispensabile per coltivare il dialogo tra le generazioni. Abbiamo la possibilità di migliorare la qualità delle proposte e di ampliare la platea, arrivando al traguardo di circa 100mila ragazzi l’anno. 

Il Servizio Civile è un modello da cui partire per pensare politiche giovanili efficaci?
Il Servizio Civile rappresenta una risorsa straordinaria, perché nasce dalla logica delle attività che si fanno “CON” i ragazzi e non “PER” (ottica alla base delle vecchie politiche giovanili, che non a caso hanno esaurito ogni spinta propulsiva). Il Servizio Civile rappresenta oggi una delle poche esperienze strutturate in cui la relazione tra adulti e giovani non è organizzata su un modello competitivo, che risulta essere dominante in altri ambiti (scuola, lavoro, economia, ecc). Se la classe politica, ancora oggi troppo spesso isolata e chiusa, riparte dall’ascolto dei ragazzi, delle loro esigenze, dei loro bisogni, allora si può verificare quel cambio di passo di cui la nostra società ha fortemente bisogno.

L’accreditamento degli Enti a livello nazionale è una delle novità di questa legge…
Attualmente è ancora aperto il dibattito sui criteri di accesso all’Albo Nazionale. Il volontariato italiano è storicamente disegnato sulle esigenze dei territori, caratteristiche che purtroppo hanno lasciato scoperta l’area della progettazione sociale. Per fare un esempio, si pensi alle opere del post terremoto degli anni passati che si sono concentrate esclusivamente sulla ricostruzione fisica dei luoghi. Oggi si è compreso che è indispensabile capire, in primis, QUALE società vogliamo ricostruire. Il Servizio Civile può rappresentare una variante specializzata sul coinvolgimento dei giovani in una società capace di progettare il futuro. Con l’Albo nazionale, avremo la possibilità di conoscere in modo più approfondito le realtà accreditate. Uno stimolo in più per gli enti per migliorare la progettazione anche nell’ottica del coinvolgimento attivo dei ragazzi. Se non siamo credibili infatti, il rischio è che i giovani, che hanno antenne attente e sensibili, non ci seguano…

I giovani, quindi, che ruolo hanno?
Rappresentano un innesco di rinnovamento sociale complessivo. Attraverso la programmazione triennale, fatta per ambiti e modulata sui diversi territori, saremo in grado di individuare le minacce per la nostra società: la mancanza di coesione ad esempio o la marginalizzazione di fette importanti della popolazione. Attraverso il Servizio Civile siamo tutti coinvolti nella condivisione degli obiettivi, nella progettazione e nella valutazione dei risultati. Anche i giovani che, prestando Servizio Civile, accettano di partecipare e collaborare con la società, superando la vecchia contrapposizione tra chi è detentore del sapere e chi no. Attraverso questo nuovo patto, la riforma vuole liberare speranza, creatività e voglia di fare.

 

Intervista realizzata da Silvia Squillaci