IL SERVIZIO CIVILE DEL LAZIO - Ce ne parla Rita Visini, Assessore Politiche sociali, Sport e Sicurezza della Regione Lazio

Speciale legge regionale visiniIn questi quattro anni del mio servizio come assessore regionale ho avuto l’occasione di incontrare migliaia di persone in tutto il Lazio. Bambini, adulti, giovani, anziani, cittadini semplici, utenti di servizi o protagonisti di iniziative nei diversi territori, operatori e professionisti oppure volontari e promotori di associazioni. Davvero tanti volti, tante esperienze, tante storie. E posso dire con certezza assoluta che tra i volti più belli di cui ho incrociato lo sguardo ci sono quelli dei ragazzi volontari del servizio civile.

Questi giovani sono sul serio le energie migliori dei nostri territori, per la scelta che fanno, per l’impegno che mettono nel loro servizio, per il tempo che dedicano a progetti così diversi tra loro per ambito e territorio (eppure tutti così importanti per le comunità!), per le loro competenze personali che decidono volontariamente di mettere al servizio del bene comune, e per le competenze che maturano proprio grazie al servizio, che sono l’investimento più importante: perché grazie a quell’anno di impegno questi ragazzi diventano ancora più in gamba, diventano cittadini più attivi e partecipi, e noi davvero abbiamo un bisogno disperato di attivare più partecipazione, più cittadinanza consapevole, più senso di appartenenza e responsabilità nei confronti del bene comune e delle nostre comunità.
Si tratta di un’urgenza vera: viviamo un tempo di frammentazione, di atomizzazione della nostra società, in cui siamo tutti interconnessi e paradossalmente più soli, meno legati umanamente agli altri. E a farne le spese sono spesso le persone più fragili, gli ultimi, quelli che restano indietro perché hanno meno possibilità degli altri. E il dazio lo paghiamo tutti, perché una società dai legami così liquidi vede atrofizzarsi i propri istinti migliori, quelli tesi a costruire il benessere collettivo, il famoso “bene comune”, l’unico motore di giustizia e di solidarietà del nostro mondo. La scelta del servizio civile è un antidoto potentissimo a questa deriva: un arricchimento straordinario per chi la compie e per chi gli vive accanto, un potenziale irrinunciabile per tutti noi. Ecco perché le istituzioni devono scommettere sul servizio civile: non è vero che i giovani non partecipano, è che i giovani partecipano quando sono messi davvero in condizione di partecipare, quando diventano protagonisti, come nel servizio civile. Invece nella politica troppo spesso i giovani sono concepiti come elettori da catturare, non come cittadini da valorizzare.
La Regione Lazio ha dimostrato concretamente di crederci. Negli ultimi quattro anni abbiamo lavorato duramente per cambiare il paradigma del sociale e passare a un modello di welfare partecipativo, aperto alle realtà sociali, un welfare riformato che passa anche dal servizio civile.
A questo welfare partecipativo ci stiamo arrivando grazie a riforme decisive che la nostra Regione aspettava da vent’anni. Innanzitutto la legge 11-2016, la riforma del sistema regionale dei servizi e degli interventi sociali. Una legge arrivata dopo un lungo e ricco percorso di partecipazione, che cambia la governance del sociale e la apre alla partecipazione dei cittadini, delle associazioni, del Terzo Settore. E poi la legge 5-2017 del 14 giugno 2017 che istituisce il Servizio Civile Regionale. Una riforma ambiziosa, che ruota intorno ad alcuni obiettivi-chiave fondamentali: allargamento della partecipazione, miglioramento della qualità, flessibilità dei progetti, certificazione delle competenze. In pratica, un deciso rafforzamento delle peculiarità del servizio civile regionale nel quadro del servizio civile universale rinnovato con la riforma del Terzo settore, cioè il forte legame con il territorio e la valorizzazione delle sue specificità, con un investimento molto significativo sul taglio sociale e di promozione del patrimonio storico, paesaggistico e ambientale delle nostre realtà locali. In questo modo, il servizio civile diventa concretamente un valore aggiunto anche nel quadro della riforma regionale del welfare.
E su questo valore aggiunto ci abbiamo investito già tantissimo in termini formativi e promozionali, grazie alla preziosa collaborazione tra Regione Lazio e Asap (oggi LAZIOcrea) che ha fruttato un lavoro capillare a contatto con i territori, i volontari, i progettisti, gli operatori, le associazioni e i comuni, e che in concreto ha portato a un miglioramento misurabile in termini qualitativi e quantitativi dei progetti, degli accreditamenti, dell’impatto sociale del servizio civile nel Lazio, basti pensare soltanto alla meravigliosa pagina del bando speciale per il terremoto che in questo momento vede impegnati circa 230 ragazzi a ricucire le ferite di Amatrice e dei comuni del Reatino colpiti dal sisma.
La nostra splendida Costituzione, all’articolo 52, parla di come la “difesa della Patria” sia un dovere sacro di ogni cittadino. Settant’anni fa i Costituenti pensavano essenzialmente al servizio militare e alla leva. Ma dentro, a pieno titolo, ci sono oggi i giovani che fanno servizio civile: quelli che si mettono in gioco, che si sperimentano soprattutto nella vicinanza agli altri, specialmente ai più fragili, e che davvero difendono la Patria. La difendono dall’iniquità, dalla disuguaglianza, dall’ingiustizia sociale, ne difendono i diritti fondamentali e le libertà civili.
La Regione Lazio crede in questi ragazzi, perché abbiamo bisogno, per ripartire e tornare a crescere, di questa nuova generazione di cittadini che si danno da fare, che si sporcano le mani per gli altri, che sanno essere creativi e innovatori. E il servizio civile è una palestra fondamentale di cittadinanza alla quale non vogliamo rinunciare ma potenziare grazie anche all’istituzione del Servizio Civile Regionale (LR 5/2017)

 Leggi il testo delle legge sul Servizio Civile Regionale