Il Servizio Civile tra cibo Afghano, caffè Touba e culture lontane – la Storia di Federico

Federico rossetti sitoMi chiamo Federico, ho 29 anni e sono nato a Roma. Il Servizio Civile è arrivato per me in un momento di passaggio. Dopo quattro anni a Bruxelles, dove avevo studiato, e qualche mese in Madagascar, dove avevo lavorato, sono tornato a Roma nell’estate del 2015, con la voglia di fare nuove esperienze e di rendermi utile.
Su suggerimento di un mio amico del liceo ho fatto richiesta per il Servizio Civile e sono stato selezionato per il progetto “Bianca e Bernie” del Centro Astalli.

Si trattava di lavorare in un centro di accoglienza per rifugiati e richiedenti asilo nel quartiere Aventino di Roma. Il Centro era, ed è tuttora, abitato da giovani adulti provenienti da molte parti del mondo, ma spesso dall’Africa subsahariana e dall’Afghanistan. L’impatto iniziale è stato abbastanza forte, perché mi sono trovato a confronto con la realtà di persone che sono sospese a metà tra la vita che si sono lasciate indietro ed una vita nuova che, spesso, fatica ad ingranare. I problemi pratici legati alla vita nel Centro, le questioni burocratiche da risolvere ed i piccoli compiti quotidiani mi hanno assorbito per tutto il tempo che ho passato lì. Però la vera esperienza è stata quella di costruire un rapporto profondo sincero con le persone che ho incontrato e che ho avuto la fortuna di poter aiutare, nel mio piccolo. Parlando con loro ho allargato i miei orizzonti ed il mio punto di vista su tante questioni, dalla religione alla famiglia, dalla povertà alla speranza e più in generale ho acquisito una prospettiva nuova sulla vita. Nelle lunghe giornate passate al centro di San Saba ho mangiato cibo Afghano e bevuto caffè Touba, conversando con ragazzi e uomini che da posti lontani e diversi erano arrivati in un ricco quartiere di Roma, che a mala pena si accorgeva della loro esistenza. Da loro ho imparato molto ed ho cercato di insegnare qualcosa a mia volta, sul nostro paese, sulla mia città e sulla sua gente, uguale e diversa da quella che vive in tutte le altre città del mondo. Però non è stato sempre stato tutto facile. Infatti, in un luogo dove vivono tante persone di diverse età, provenienti da paesi diversi, ognuno con i suoi piccoli e grandi problemi da affrontare, le tensioni non mancano e a volte sfociano nello scontro. Mi sono quindi trovato talvolta anche a fare da mediatore e da paciere, cercando di trovare un compromesso accettabile tra le esigenze della collettività, le regole del Centro e le necessità particolari che di volta in volta si presentavano. In ogni difficoltà sono stato aiutato da colleghi a dir poco straordinari. Si tratta di ragazzi che di questo lavoro hanno fatto una vera missione e che mettono tutte le loro energie, risorse e fantasia in quello che fanno. Grazie a loro molte persone che ho conosciuto in quel fantastico anno di Servizio Civile hanno trovato una loro strada e raggiunto un’indipendenza economica che gli ha permesso di lasciare il Centro sulle loro gambe, con la dignità che solo il lavoro può dare ad un uomo ed a una donna. La forza di chi vive nel Centro SPRAR di San Saba e di chi ci lavora è quello che da questa esperienza mi porto a casa.
Auguro a tutti di portarsi a casa altrettanto un giorno o l’altro!

Federico