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Mammella

Il carcinoma della mammella in Italia, come negli altri paesi occidentali, è il tumore più frequente tra le donne in termini di incidenza e di mortalità (Rapporto AIOM 2016).

Secondo la IARC partecipare allo screening organizzato su invito attivo, per il tumore della mammella, riduce del 35% la probabilità di morire per tale patologia, comportando anche una riduzione dei tassi di mastectomia e un miglioramento dell'appropriatezza del trattamento dei tumori in situ e invasivi di piccole dimensioni.

Secondo le Raccomandazioni del Ministero della Salute tutte le regioni devono attuare Programmi di Screening per il tumore della mammella per garantire l'offerta di un Livello Essenziale di Assistenza (LEA) alla popolazione bersaglio (donne tra i 50 e i 69 anni).

Modalità Organizzative

Nel Lazio i Programmi di Screening della mammella sono stati istituiti con Delibera Regionale 4236/97 dove ne viene definito il Modello Organizzativo.

Con Delibera Regionale 1736/02 è stato emanato il Manuale dei Criteri di Buona Pratica che definisce i comportamenti tecnico-professionali e organizzativi cui gli operatori dei Programmi di Screening sono tenuti ad uniformarsi. Esso costituisce la griglia di riferimento per la valutazione di conformità tecnico-professionale dei programmi aziendali. Il DCA 191/2015 richiama e aggiorna la normativa regionale precedente in materia di screening oncologici.

Il Modello Organizzativo prevede:

  • invito attivo di tutta la popolazione bersaglio attraverso una lettera personalizzata
  • richiami periodici a cadenza biennale per le donne negative al test e alle non responder, dopo sollecito
  • esecuzione in doppia proiezione e lettura indipendente della mammografia da parte di due radiologi, considerando l'eventualità di ricorrere al giudizio di un terzo in caso di letture discordanti, (al fine di incrementare il tasso diagnostico e ridurre quello dei richiami)
  • garanzia di continuità dell'iter diagnostico terapeutico necessario per le donne con mammografia sospetta o positiva
  • corretta informazione alle donne sui vantaggi e limiti dell'adesione allo screening mammografico

I radiologi dei programmi di screening sono tenuti a leggere almeno 5.000 esami di screening ogni anno e  dedicare alla attività di screening  il 50% della loro attività.
I tecnici di radiologia, devono partecipare a riunioni periodiche multidisciplinari su casi clinici, insieme ad altre figure professionali coinvolte, (patologi, chirurghi, oncologi, radioterapisti personale tecnico e infermieristico) e prendere parte alla revisione periodica della propria attività.
Nelle riunioni va verificata la completezza della diagnosi, e concordato il trattamento più adeguato da offrire. Gli approfondimenti diagnostici  dei casi richiamati dallo screening vanno sempre effettuati dai medici radiologi.

E’ necessaria l’integrazione dei centri di approfondimento con i centri senologici inseriti nella rete oncologica della mammella (DCA38/2015 e DCA 189/2017) e parte integrante del percorso senologico.

I programmi di screening sono costantemente monitorati attraverso indicatori di processo e di esito; secondo quanto stabilito dal Ministero della Salute, tutte le regioni devono rispondere al debito informativo dell'Osservatorio Nazionale dello Screening (scheda GISMa).
A livello centrale viene effettuata la valutazione dei dati relativi al trattamento dei casi screen-detected attraverso la scheda SQTM e analisi ad hoc per il monitoraggio dei Cancri Intervallo secondo normativa nazionale.
L'identificazione dei tumori di intervallo, fornisce un'indispensabile informazione sulla sensibilità dello screening e sull'entità della selezione prognostica e permette di valutare l'impatto del programma sull'intera popolazione bersaglio.