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Cervice uterina

Negli ultimi vent'anni la mortalità per tumore dell'utero (corpo e collo) è diminuita di oltre il 50% soprattutto per quanto riguarda il tumore della cervice uterina.

Secondo le Raccomandazioni del Ministero della Salute tutte le regioni devono attuare Programmi di Screening per il tumore della cervice uterina per garantire l'offerta di un Livello Essenziale di Assistenza (LEA) alla popolazione bersaglio (donne tra i 25-64 anni). Infatti ci sono diverse evidenze scientifiche sull'efficacia dello screening tramite Pap-test: da una parte la riduzione di mortalità per questo tumore osservata in aree geografiche in cui siano stati attuati interventi attivi sulla popolazione; dall'altra studi non randomizzati che hanno messo in luce riduzioni significative dell'incidenza di tumori invasivi nelle donne sottoposte a Pap-test.

Esiste uno stretto legame tra il cervicocarcinoma e l'infezione da parte di alcuni ceppi di papilloma virus umano, detti ceppi "ad alto rischio" (HR-HPV). Nel PRP 2014-2018 è previsto l’introduzione  al test HPV-DNA come test di screening per le donne 30-64 anni, secondo le direttive nazionali (documento HTA).

Modalità Organizzative

Nel Lazio i Programmi di Screening della cervice sono stati istituiti con Delibera Regionale 4236/97 dove ne viene definito il Modello Organizzativo.

Con Delibera Regionale 244/04 è stato emanato il Manuale dei Criteri di Buona Pratica che definisce i comportamenti tecnico-professionali e organizzativi cui gli operatori dei Programmi di Screening sono tenuti ad uniformarsi. Esso costituisce la griglia di riferimento per la valutazione di conformità tecnico-professionale dei programmi aziendali. Il DCA 191/2015 richiama e aggiorna la normativa regionale precedente in materia di screening oncologici.

Il Modello Organizzativo prevede:

  • invito attivo di tutta la popolazione bersaglio 25-64 anni attraverso una lettera personalizzata
  • richiami periodici a cadenza triennale per le donne negative al test e alle non responders, dopo sollecito
  • esecuzione del prelievo citologico da parte di personale formato e lettura dei test effettuati presso un laboratorio di riferimento
  • garanzia di continuità, in regime di gratuità, dell'iter diagnostico terapeutico necessario per le donne con test di screening sospetto o positivo
  • corretta informazione alle donne sui vantaggi e limiti dell'adesione allo screening organizzato

Ogni programma di screening va sottoposto ad un rigoroso controllo che assicuri la qualità del percorso erogato. La percentuale di campioni inadeguati a causa del prelievo non deve superare il 5%; il carico annuo de citologi dedicati allo screening non deve superare i 7.500 test letti; ogni laboratorio di screening deve esaminare almeno 15 mila test all'anno, è previsto l'utilizzo di lettori automatici; è raccomandata la centralizzazione delle letture anche attraverso può il consorzio di diversi laboratori, attraverso la gestione condivisa delle attività di valutazione e miglioramento di qualità.
Si raccomanda di classificare i preparati citologici secondo sistemi confrontabili e, in particolare, di adottare la revisione 2001 del Sistema di refertazione Bethesda (Tbs 2001) per la citologia e della classificazione Oms per l'istologia.
Vanno adottate opportune procedure di verifica e miglioramento della qualità nella lettura citologica, con l'adozione di controlli di qualità (Cdq) interni ed esterni. La comunicazione del referto negativo deve essere inviato alla donna entro 6 settimane (45 giorni) dalla data dell'effettuazione del test. Gli approfondimenti diagnostici e gli eventuali trattamenti vanno garantiti a tutte le donne, così come il counselling e il supporto psicologico, se richiesto.

Devono essere assicurati la formazione e/o l'aggiornamento delle figure professionali coinvolte.

Tutto il percorso viene monitorato attraverso indicatori specifici per il pap test  e per l'HPV (manuale E&P) di processo e di esito; secondo quanto stabilito dal Ministero della Salute, tutte le regioni devono rispondere al debito informativo dell'Osservatorio Nazionale dello Screening (scheda GISCi).