Prima Giornata Regionale delle Dipendenze, presentata la ricerca 'Le dipendenze digitali tra i minori'
Nata una rete tra le istituzioni e le associazioni del territorio per rafforzare educazione, prevenzione e inclusione sociale. Un punto di partenza per la formazione e la condivisione di buone pratiche
Si celebra a Roma la prima edizione della Giornata Regionale delle Dipendenze - nata in attuazione della Legge Regionale n. 5/2025, che ne istituisce la celebrazione annuale il 6 maggio - promossa dall’ASP ISMA – Istituti di Santa Maria in Aquiro, su mandato della Regione Lazio.
Dopo le tappe di Viterbo, Frosinone, Rieti e Latina – nelle quali si è andata via via strutturando una vera e propria rete che rafforzerà le politiche di prevenzione e inclusione sociale nel Lazio, grazie a un dialogo partecipato e continuativo con le istituzioni e le associazioni che operano nei territori – l’appuntamento di oggi a Roma rappresenta il momento conclusivo di questo percorso e, allo stesso tempo, un punto di partenza per la formazione e la condivisione di buone pratiche.
A dare l’avvio sono stati il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Alfredo Mantovano, l’assessore all’Inclusione sociale e Servizi alla persona della Regione Lazio, Massimiliano Maselli, il segretario della Commissione Affari sociali della Camera, Paolo Ciani, e il presidente dell’ASP ISMA, Antonio De Napoli.
È stata quindi presentata la ricerca ‘Le dipendenze digitali tra i minori’, promossa da ISMA, a cura dell’Istituto Piepoli, condotta su 500 genitori di figli tra i 6 e i 18 anni residenti nel Lazio.
L’indagine restituisce un quadro chiaro: il digitale è ormai parte integrante della vita familiare e scolastica, ma genitori, insegnanti e professionisti della salute percepiscono una crescente difficoltà nel governarne l’uso.
I risultati della ricerca ‘Le dipendenze digitali tra i minori’
Il dato più immediato riguarda la diffusione dei dispositivi: lo smartphone è usato abitualmente dall’83% dei figli tra 6 e 18 anni, con una crescita marcata all’aumentare dell’età: dal 65% tra i 6-10 anni al 96% tra i 17-18 anni. Le attività online cambiano con l’età: i più piccoli sono più orientati a videogiochi e video, mentre tra gli adolescenti crescono chat e social network, che raggiungono rispettivamente il 71% e il 72% tra i 17-18enni.
Il digitale entra anche nelle dinamiche familiari: il 40% dei genitori dichiara di avere conflitti con i figli legati all’uso della tecnologia “a volte” o “spesso”; la fascia più critica è quella degli 11-13 anni, dove la quota sale al 53%. Inoltre, il 56% dei genitori ammette di utilizzare dispositivi digitali in casa e in famiglia più di quanto vorrebbe, spesso anche per ragioni lavorative.
I genitori osservano segnali compatibili con un uso problematico del digitale: uso eccessivo o non controllato dei dispositivi nel 36% dei casi, irritabilità in assenza di device nel 33%, riduzione del sonno nel 26%, calo del rendimento scolastico nel 23% e isolamento sociale nel 22%. Pur riconoscendo la gravità del fenomeno, le famiglie faticano però a parlare di vera e propria “dipendenza” quando il problema riguarda la propria esperienza diretta. La percezione del rischio è molto alta: il 93% dei genitori considera le dipendenze digitali tra i minori un problema grave e altrettanti le ritengono un fenomeno diffuso. Tuttavia, solo il 61% ritiene che i genitori siano in grado di riconoscere i segnali di dipendenza e appena il 50% pensa che sappiano a chi rivolgersi in caso di problema. Dal report emerge un apparente paradosso: il 75% dei genitori giudica adeguato il proprio approccio educativo al digitale e molti dichiarano di adottare strategie come il dialogo educativo, i limiti di tempo e il controllo dei contenuti. Allo stesso tempo, il 97% non ha mai chiesto supporto su questo tema. Il principale ostacolo indicato dalle famiglie è riuscire a far rispettare le regole, segnalato dal 47% degli intervistati.
Sul fronte delle soluzioni, il bisogno più forte riguarda la formazione: il 47% dei genitori indica la formazione per le famiglie come strumento principale per affrontare il fenomeno, seguita dagli interventi scolastici al 30% e dal supporto psicologico al 20%. La maggioranza dei genitori, inoltre, non si sente sufficientemente supportata: solo il 41% si sente aiutato dalla scuola, il 36% dagli altri genitori e il 30% dai servizi sanitari.
Dai focus group emerge una richiesta condivisa: non basta informare sui rischi, serve un approccio educativo multilivello che coinvolga famiglie, scuola, servizi sanitari e comunità. Insegnanti e professionisti sottolineano anche la necessità di offrire ai ragazzi alternative reali, occasioni di relazione, strumenti per comprendere le emozioni e modelli positivi capaci di parlare il loro linguaggio. La ricerca mostra che il tema non è più solo “quanto tempo” i minori trascorrono online, ma quanto famiglie, scuola e servizi siano attrezzati per accompagnarli in un uso consapevole del digitale. I genitori riconoscono il problema, osservano segnali di disagio e chiedono strumenti concreti: formazione, supporto educativo e una rete più forte tra scuola, servizi e famiglie.
Data di aggiornamento/verifica: 06/05/2026