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Specie esotiche invasive

Le “specie esotiche” sono specie che l’uomo introduce volontariamente o involontariamente al di fuori del loro areale di origine e che si insediano con successo nella nuova area in cui sono state introdotte. La definizione si applica anche alle sottospecie e riguarda animali, piante, funghi e protozoi. Le specie esotiche sono note anche come specie alloctone (dal greco “állos”, diverso, e “chthón, chthónos”, terra), aliene (da intendersi come provenienti da altri paesi) o non native.

Non tutte le specie introdotte in un certo luogo riescono a sopravvivere. Alcune, però, grazie alle loro caratteristiche ecologiche e biologiche e alle caratteristiche del nuovo ambiente, si insediano con successo: sono, queste, le specie esotiche. Fra le esotiche, alcune riescono a riprodursi e a espandersi a danno delle specie native: le specie esotiche che causano danni alla biodiversità e ai servizi ecosistemici, ma anche alla salute e alla economia, sono definite “invasive”.

Le specie esotiche invasive sono oggi al mondo la seconda causa di scomparsa della biodiversità dopo la distruzione diretta degli ecosistemi. Esse sono presenti in tutti i biomi e in tutti i tipi di ambienti: dal mare alle acque dolci, dagli ambienti terrestri tropicali agli ambienti glaciali dell’Antartide. Esempi di specie esotiche invasive molto diffuse in Italia sono il gambero rosso della Louisiana (Procambarus clarkii), che sta alterando profondamente gli ecosistemi dei corsi d’acqua e dei laghi; l’ailanto o albero del paradiso (Ailanthus altissima), che invade ecosistemi naturali e semi-naturali ma anche urbani, causando in questo caso gravi danni alle infrastrutture, ai monumenti, ai siti archeologici; le alghe marine Caulerpa taxifolia e Caulerpa cylindracea, i cui tappeti sui fondali si sostituiscono alle praterie sommerse di Posidonia oceanica, pianta che vive solo nel Mar Mediterraneo.

L’introduzione può avvenire in modo volontario o involontario. Nel primo caso vi sono state e vi sono tuttora introduzioni di piante a scopi ornamentali, selvicolturali, produttivi, oppure introduzioni di animali per l’industria delle pellicce, per la pesca sportiva, per il mercato degli animali da compagnia e molto altro. Le introduzioni involontarie avvengono, invece, in modo del tutto accidentale: è il caso di numerosissimi invertebrati marini trasportati da un oceano a un altro con le acque di zavorra delle navi; dei semi contenuti nella terra che resta attaccata ai veicoli o alle suole delle scarpe; delle larve di insetti presenti nel legname da esportazione; degli afidi e dei funghi che vivono dentro o su bulbi, fiori recisi, piante da appartamento oggetto di un fiorentissimo mercato internazionale.
Per limitare i danni alla biodiversità e ai servizi ecosistemici, prevenire nuove introduzioni e contrastare la diffusione delle specie già presenti in Europa il Parlamento Europeo e il Consiglio dell’Unione Europea hanno emanato il regolamento 1143/2014. Per le specie contenute nella “lista di specie di rilevanza unionale”, aggiornata periodicamente, sono vietati il commercio, il possesso, il trasporto, l’allevamento e il rilascio in natura. Ogni stato membro può poi produrre una lista nazionale, anch’essa aggiornabile, a cui si applicano le stesse disposizione della lista unionale. Il regolamento obbliga gli stati membri ad attuare per queste specie un monitoraggio permanente delle introduzioni associato alla eradicazione o al controllo e a identificare e sorvegliare le vie di introduzione.

Il regolamento 1143/2014 è stato recepito in Italia con il decreto legislativo 230/2017. Questo decreto assegna alle regioni e alle province autonome il compito di attuare per tutte le specie di rilevanza unionale il monitoraggio, il rilevamento precoce e l’eradicazione rapida o, qualora la specie sia ampiamente diffusa e quindi non eradicabile, il controllo. Le regioni e le province autonome, una volta eseguiti l’eradicazione o il controllo, devono provvedere alla ricostituzione degli ecosistemi danneggiati dalla specie target. I risultati del monitoraggio e delle conseguenti azioni intraprese devono essere periodicamente trasmessi dalle regioni e dalle province autonome al Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, che a sua volta li trasmette alla Commissione Europea.

La Direzione Regionale Capitale Naturale, Parchi e Aree Protette ha attivato un sistema di monitoraggio permanente delle specie di rilevanza unionale basato sui dati pregressi di presenza delle specie e sulle segnalazioni di nuove introduzioni, che sono gestite di volta in volta in tempo reale; essa è anche responsabile della trasmissione annuale dei dati al Ministero. La Direzione supporta con appositi finanziamenti le strutture che ospitano esemplari di specie animali esotiche invasive di rilevanza unionale, di cui per legge sono vietati la detenzione e il rilascio in natura. Insieme alle aree protette regionali e nazionali la Direzione è impegnata in interventi di eradicazione di specie esotiche invasive in aree protette e siti Natura 2000, per esempio nelle Isole Ponziane attraverso il progetto Life PonDerat per l’eradicazione del ratto nero e di alcune specie vegetali, oppure in piccoli corpi d’acqua per l’eradicazione del gambero rosso della Louisiana e così via. Inoltre da circa quindici anni la Direzione contribuisce all’avanzamento delle conoscenze sulla distribuzione regionale e nazionale delle specie non native (si vedano i progetti PASAL e Flora Vascolare) e alla comunicazione (progetti Life CSMon, ASAP, PonDerat).
 

  • Mite - La pagina del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare 
  • Life Asap - I codici volontari di condotta per ridurre i rischi di introduzione e diffusione e alcune guide tecniche
  • Parchi Lazio - Progetto Atlante Specie Alloctone del Lazio - PASAL
  • PonDerat - Il miglioramento dello stato di conservazione di specie e habitat delle Isole Ponziane

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